I poveri normali

Sale a temperatura di ebollizione la rottura di tasche della gente comune che, apparentemente (e dico apparentemente), sembra svegliarsi da un lungo, lunghissimo sonno. Un Premier salva-Italia armato di clava (grazie a chi lo ha preceduto) che viaggia in treno riesce a rendere sempre più stridente il contrasto con la selva di veri e propri privilegi dei tanti vassalli, valvassori e valvassini del panorama politico-amministrativo della penisola. I sacrifici richiesti a chi di sacrifici ne ha già fatti tanti aiutano a far capire anche all’italiano medio che l’evasione fiscale non è una furbizia tutta italica ma un coltello nella schiena al contribuente onesto, e inizia a frasi strada la strana idea che per tutti gli eletti, a tutti i livelli, debba esserci trasparenza totale su retribuzioni e redditi (sulla falsariga del Parlamento europeo, come ha sottolineato ieri Debora Serracchiani in un pepato confronto con Francesco Giro a Ottoemezzo). E, soprattutto, voglio sperare che gli Italiani, dopo la sbornia stile Drive-in, si secchino un poco come la lettrice che oggi racconta su un quotidiano di essere stata bellamente sorpassata, dopo due ore di fila ad una mostra, da Sindaco e codazzo e di essersi sentita rispondere dal custode che “loro non sono visitatori normali”. Ecco, che voglia di normalità!

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