E se lo dice il Papa

“Auspico che l’incontro aiuti a superare le difficoltà che, a livello mondiale, ostacolano la promozione di uno sviluppo autenticamente umano e integrale”: questo l’appello che il Papa lancia ai partecipanti al G20 francese, che si apre nel mezzo delle drammatiche difficoltà di questi giorni. E ha perfettamente ragione: come ha richiamato nella Enciclica “Caritas in Veritate“, Benedetto XVI mette in risalto la profonda disumanizzazione del sistema economico finanziario globale che, lo dicono i fatti, sembra sfuggire ad ogni controllo nazionale e scarica i suoi effetti devastanti sui Signori Rossi, Smith o Gonzales. La cosa che mi stupisce è che ce lo (ri)dica una autorità religiosa e non i Capi di Stato “terreni”: appare paradossale che, alle prese con tempeste perfette sulle quali niente e nessuno può nulla, i potenti della Terra si riempiono la bocca di parole (un poco di sviluppo sostenibile non si nega a nessuno) attaccandosi pervicacemente alle stesse dinamiche che hanno portato ad una delle crisi più lunghe, gravi e profonde che la Storia recente ricordi.

Non che questo spazzi via il fatto che, volenti o nolenti, l’Italia oggi abbia una credibilità internazionale pari a quella di un pluriprotestato che minacci di gettarsi nel fiume: ognuno/a provi a trovare da solo/a i motivi della nostra perduta autorevolezza presso il consesso globale. E’ una figura che, con tutti i nostri bizantinismi congeniti, non ci meritiamo. Non è, tuttavia, possibile nascondere che la dittatura globale finanziaria, che può far cadere governi democraticamente eletti come birilli, è a dir poco inquietante. Un po’ 1984, insomma. Le prossime settimane, se non le prossime ore, ci diranno qualcosa di più su come proverà a cavarsela l’Italia e se ancora una volta dovremo pagare per motivi e ragioni a noi totalmente estranei. Tuttavia, “mercati e democrazia non vanno d’accordo tanto facilmente”, ricorda Guido Rossi sul Corriere (grazie a PR): la piovra resta abbarbicata là.

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