Di neutrini, di portavoce e di burocratici intendimenti

Tutti ricordiamo la ormai celeberrima vicenda del tunnel dei neutrini: la rete si è scatenata, il Ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca ha reagito, il portavoce del Ministro si è dimesso. Avevo fatto notare come di tutta la vicenda quasi nessuno – anzi, nessuno – avesse evidenziato il vero punto critico, ovvero la incompatibilità fra posizione di Direttore Generale del Ministero (mantenuta) e di portavoce (lasciata) e la violazione, a mio modo di vedere, del principio di separazione fra politica ed amministrazione (per tacere della incredibile norma del recente decreto-legge 138 del 2011 che prevede il passaggio ad altro incarico di dirigenti e prefetti prima della scadenza del contratto su cui occorrerà tornare).

Riporto ora il resoconto della discussione della interrogazione n. 3-01869 formulata dalla on. Ghizzoni concernente gli “Intendimenti del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca in merito all’opportunità della revoca dall’incarico di direttore generale del dottor Massimo Zennaro“. La Camera, insomma, con atto di sindacato ispettivo che le è proprio, chiede conto al Governo della vicenda, sostenendo l’opportunità delle dimissioni anche dall’incarico da Direttore Generale. La risposta del Governo, formulata dal Ministro per i Rapporti col Parlamento, è limpida, corretta ed esaustiva: io l’avrei redatta proprio in questi termini. Ed è, allo stesso tempo, esemplificativa delle fortissime criticità che il sistema della dirigenza sta attraversando.

Mi spiego. Dice il Ministro Vito, a proposito dei due incarichi successivi (nomina e rinnovo) ricevuti dal dr. Zennaro, che “Il Ministro dell’istruzione rileva che la registrazione dei due decreti di conferimento dell’incarico dimostra in modo inconfutabile (sic!) che i provvedimenti non presentavano profili di illegittimità né di incongruità nel curriculum del dottor Zennaro”. Un momento. Andiamo a vedere il CV del Direttore Zennaro, disponibile sul sito del Ministero. Ne ricaviamo che è laureato (quando e con che votazione non è riportato) e che è stato fra l’altro responsabile della comunicazione dell’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Milano inquadrato all’interno dell’amministrazione pubblica con qualifica di 8° livello, D3. Poiché l’incarico in questione è stato conferito in “quota esterna”, questo curriculum giustifica la nomina a Direttore Generale di un Ministero ai sensi della legislazione vigente?

Le norme (articolo 19, comma 6, decreto legislativo 165 del 2001) dicono che: “Tali incarichi sono conferiti, fornendone esplicita motivazione, a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale, non rinvenibile nei ruoli dell’Amministrazione, che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati ovvero aziende pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali, o che abbiano conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione universitaria e postuniversitaria, da pubblicazioni scientifiche e da concrete esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio, anche presso amministrazioni statali, ivi comprese quelle che conferiscono gli incarichi, in posizioni funzionali previste per l’accesso alla dirigenza, o che provengano dai settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato”.

Sulla dirigenza esterna ho detto già la mia, ma domandiamoci: quale la motivazione del conferimento dell’incarico? Il soggetto è in possesso di comprovata e particolare qualificazione professionale che non esiste nel MIUR? Ha svolto per almeno 5 anni funzioni equiparabili a quelle di un dirigente? Ha una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica? Ognuno, aldilà del fatto che la Corte dei Conti ha dato il suo ok a ben due contratti, potrà formarsi una opinione: mi venga concesso, aldilà della persona in sé, naturalmente, esprimere qualche dubbio. Ed è singolare che, resasi disponibile una posizione dirigenziale all’interno della Direzione Generale, il Direttore renda noto che “intende conferire l’incarico dirigenziale non generale di direzione di detto Ufficio ai sensi del comma 6 dell’art. 19 del D. Lgs. n.165/2001”. Ma allora è un vizio!

5 Replies to “Di neutrini, di portavoce e di burocratici intendimenti”

  1. “è singolare che, resasi disponibile una posizione dirigenziale all’interno della Direzione Generale, il Direttore renda noto che “intende conferire l’incarico dirigenziale non generale di direzione di detto Ufficio ai sensi del comma 6”

    ..però ha concesso ben 1 settimana di tempo per farsi avanti, lo devi riconoscere 😉

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  2. Il dovere d’essere intolleranti, intransigenti, inflessibili. di Gesualdo Gustavo

    L’epoca contemporanea italiana soffoca sotto il peso dei decenni di parassitismo fannullone ma intoccabile, perché raccomandato.

    Il buonismo di maniera, di stile e da salotto ha letteralmente massacrato il sistema paese, ormai asservito a moltitudini di scribi senza conoscenza e di praticoni senza intelligenza.

    Un innaturale quanto contorto pensiero buonista ha costruito corsie preferenziali per mediocrità altamente selezionate, la cui unica qualità essenziale sta nella manovrabilità, nella assoluta modellabilità ed asservibilità al pensiero unico buonista:

    dobbiamo campare tutti quanti.

    Io dico di no.

    Io dico che questa selezione durata per decenni ha tirato fuori il peggio possibile da un popolo, quello italiano, che avrà anche tutte le pecche peggiori ed avrà commesso le ignominie più incivili, ma che altrettanto certamente, non appare degnamente diretto, rappresentato e governato.

    La selezione nel passato delle classi dirigenti alla direzione, alla rappresentanza ed al governo del paese è stata infatti modulata su specifiche di mediocrità assoluta, di assenza totale di merito, di completo distacco dalla realtà effettiva del paese, creando così un insanabile dualismo fra il paese effettivo e reale ed il paese istituzionale e così selezionato ed ordinamentato.

    Uno sfacelo terribile, un fallimento totale, una catastrofe senza via d’uscita.

    Tutto è stato concesso alla classe dirigente che ha abusato del potere pubblico in questi decenni di falsa democrazia, di democrazia volontariamente bloccata e distorta:

    corruttele, connivenze con le organizzazioni mafiose, abusi di potere, arroganze e superbie di piccole miserie umane straordinariamente difese dalla loro organizzazione in casta, della loro chiusura corporativa autoreferenziale.

    Se si valutasse quanto di questo potere pubblico sia passato da genitori in figli e nipoti attraverso concorsi pubblici fasulli e distorti, si avrebbe un quadro maggiormente esemplificativo di questa realtà.

    Ma così non può essere, in quanto la casta politica e la casta burocratica, impediscono la diffusione di notizie ed informazioni che possano disegnare il quadro effettivo di come si sia costruito il potere personale di moltitudini di inetti e di incapaci attraverso l’abuso o l’uso distorto del potere pubblico.

    Se qualcuno provasse a pubblicare un libro contenente i dati di riferimento parentali nella pubblica amministrazione, si ritroverebbe in breve in una cella carceraria, quantomeno.

    La Parentopoli, come Tangentopoli e come ogni scandalo italiano, resta profondamente connesso alla intrinseca natura privata dell’uso e dell’abuso del potere pubblico non può essere pubblicamente esposta, pena la ritorsione dello stesso potere pubblico distorto ed abusato.

    In italia, come è ben noto, non vanno in carcere i politici corrotti o collusi con le mafie, ma possono finire in carcere persone assolutamente innocenti che, però, per poter dimostrare la loro innocenza, debbono obbligatoriamente disporre di risorse umane, economiche e finanziarie sufficienti a durare più a lungo di un processo, compresi i livelli successivi e superiori.

    Insomma, se siete poveri in canna e senza alcuna raccomandazione e siete nati in italia, sappiate che il vostro futuro non è affatto roseo, e men che meno sicuro.

    La chiave di tutto in italia è infatti la raccomandazione, l’essere tutelati e referenziati dalla casta del prepotere pubblico.

    In assenza, conviene omettere di pensare, perlomeno ad alta voce, come invece spesso capita di fare a me da questo angolo sperduto del web.

    Insomma, per un qualunque futuro migliore si voglia ipotizzare o immaginare per questo malnato e piuttos6to insano paese, l’unica certezza che posso offrire nella prosecuzione di una novazione migliorativa dell’intero sistema di vita reale è quella di un nuovo dovere, un antico ma dimenticato dovere civico e civile, la cui negazione o limitazione produce enormi sfaceli cui tutti noi stiamo assistendo, subendo e pagando.

    Noi tutti, oggi più che mai ed in compensazione di un passato incivilmente buonista e affatto buono abbiamo il dovere di essere:

    intolleranti,

    intransigenti,

    inflessibili.

    E se qualcuno per questi comportamenti tenuti e mantenuti dovesse stupidamente offendervi con epiteti di intollerante o peggio, di razzista e di fascista, rispondete pure a queste accuse con tutta la vostra intolleranza alla stupidità e alla mediocrità umana, con tutta la vostra intransigenza rispetto alla affermazione della idiozia umana come fatto benefico, con tutta la vostra inflessibilità di fronte alla ragione perduta di esseri umani devastati dall’eccesso di un benessere mai veramente guadagnato, rispondete pure a tutta questa maligna erba che invade e soffoca la esistenza stessa e la continuazione stessa della vita umana su questo pianeta, urlate pure a questa immonda deficienza inumana:

    me ne frego!

    Oggi più che mai, un tale atteggiamento è utile e doveroso.

    Forse sarà anche ingiusto, ma alla luce del risultato finale, esso assume la maggiore rilevanza possibile in termini di giustizia umana, sociale e civile.

    Dite loro che non hanno ragione sol perché son tutti chiacchiere, promesse da marinai e distintivo.

    Dite loro che sono stati malamente e abusivamente selezionati.

    Dite loro che non riconoscete a nessuno che non lo meriti, il diritto di sopraffare le vostre ragioni.

    Dite loro, senza alcuna vergogna e senza alcun atteggiamento servile od asservito che, oggi più che mai, voi manifestate volontariamente la univoca volontà di far valere il diritto-dovere di essere intolleranti, intransigenti ed inflessibili di fronte alla loro perduta umanità, certamente troppo costosa, e finanche troppo pesante da tollerare.

    Gustavo Gesualdo
    alias
    Il Cittadino X

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