Capeesh?

Che noi Italiani si mastichi poco le lingue straniere è fatto notorio, e che, allo stesso tempo, amiamo riempirci la bocca di anglicismi, è assodato. Dai più innocenti bar, week-end, stress, siamo arrivati, passando per la politica, a Premier, bipartisan, election day, flexibility e social card. Per chi poi frequenti convegni è ormai normale andare a meeting e workshop e rilassarsi ai coffee break o al lunch, prima di ascoltare il chairperson dare la parola a chi illustri il paper della giornata. L’elenco è infinito, anche se, dopo aver sentito parlare di bau beach diventa difficile non farsi venire l’orticaria. Ma tant’è.

Non basta, però. Dopo l’affronto al latino di cui si è parlato recentemente, altra nobile lingua frequentemente strapazzata, ora si sta diffondendo una nuova e più perniciosa patologia, che consiste nell’italianizzare parole inglesi, adattandole al contesto e, molto spesso, facendolo a sproposito. Non si sradica una cattiva abitudine, la si eradica (da to eradicate) ; non si aggiorna un calendario degli appuntamenti, ma si schedula (da to schedule) la giornata; non si suddivide una competenza, la si splitta (da to split); non si riparte da zero, ma si resetta (da to reset); non si inoltra una messaggio di posta elettronica, ma lo si foruarda (da to forward); fino al più terrificante di tutti, ad oggi insuperato ed inarrivabile: non ti aggiorno sulla situazione, ma ti briffo (da to brief, ragguagliare).

Insomma, alla inutilità di utilizzare una parola straniera in luogo di una italiana, si aggiunge il vizietto di coniare novelle mostruosità per circoli da iniziati. Piccole cose, magari, ma che denotano un fastidioso provincialismo e una pigrizia mentale che si assomma ad un impoverimento linguistico che è a dir poco urticante. Ci sono cose più importanti? Eccome. A partire dal downgrading del rating e dall’aumento dello spread! Capeesh?

PS: questo post non c’entra nulla col momento difficile che attraversa l’Italia e con il soffocamento dei blogger indipendenti, ma un po’ di sano reazionarismo semantico-linguistico male non fa…

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One thought on “Capeesh?

  1. Anonimo ha detto:

    Bravo Alfredo! Anzi: veriggùd! Come tanti novelli Ammazzasette, ci riempiamo la bocca di parole, nella maggiorparte dei casi, significanti il nulla roboante che imperversa tra i molteplici canali di comunicazione. Che ormai non comunicano più, bensì proclamano.

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