Il dirigente Bertolaso

Fare il dirigente pubblico non è una passeggiata. Men che mai fare il Direttore Generale o, via a salire, il Capo Dipartimento. Non parliamo poi dell’impegno e della responsabilità che comporta fare il Capo Dipartimento della Protezione Civile: francamente, mi tremano i polsi al solo pensare alle rogne che arrivano sulla sua scrivania. Guido Bertolaso, ex Capo della Protezione Civile (e, assai impropriamente, a mio giudizio, ex Sottosegretario di Stato in materia sino al novembre del 2010), racconta oggi sul Corriere la sua a proposito del “sabba mediatico con al centro il Presidente del Consiglio” durante il suo mandato politico-amministrativo. E dice, fra l’altro, che “l’incontro con il Signor Tarantini è uno delle decine e decine di appuntamenti analoghi avuti nel corso del mio mandato alla Protezione Civile, su richiesta di esponenti dell’intero sistema politico e istituzionale. E’ prassi normale, per tanti politici italiani sia della maggioranza che dell’opposizione, darsi da fare per provocare incontri con responsabili di strutture, enti e istituzioni pubbliche. Ho sempre considerato inutile oppormi a tale prassi, assolutamente inoffensiva anche se costosa in termini di tempo. In caso contrario, avrei fatto il giornalista pre-indignato per Il Fatto  o per L’Unità, non il dirigente dello Stato”.

Facciamo un poco di chiarezza. E’ vero che un dirigente, per i motivi più vari, vede moltissime persone: tuttavia, se la sua porta deve essere sempre aperta (nei limiti del tempo disponibile, naturalmente), deve esserlo in primis per coloro che lavorano con lui/lei e, al contempo, ai cittadini. Inutile negare che, soprattutto quando sono in ballo finanziamenti o contibuti di natura la più varia, la fila alla porta si ingrossa, e che le pressioni “politiche” non mancano. Ma come può dirsi che siano pratiche inoffensive? Non metto in dubbio, sino a prova contraria, la totale estraneità di Bertolaso a illeciti e reati legati alla sua tenuta del Dipartimento. Tuttavia, non basta essere onesti quando si fa il servitore dello Stato, occorre anche “apparire” onesti: non è sufficiente incontrare “manovratori, faccendieri, intrallazzatori, venditori di fumo e cacciatori di opportunità”, come li descrive lo stesso Bertolaso, e poi comportarsi bene. E’ opportuno non incontrarli proprio, se non nel quadro di percorsi amministrativi ben definiti. Ed infine azzardo: ma come si fa ad accostare il Tarantini a “responsabili di istituzioni pubbliche”? Possibile che non si sapesse, già nel 2008/2009, chi era costui? Oggi lo sappiamo:  un maestro nel far girare la patonza.

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