Io sono un precario. Almeno oggi

I precari sono la parte peggiore dell’Italia, parola del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, rivolto ai precari che lo incalzavano in un convegno: per tutta risposta il Ministro ringrazia, gira i tacchi e se ne va, senza mancare di apostrofare i giovani, in servizio presso alcuni enti pubblici e società partecipare, come “l’Italia peggiore”. Giuro. Tutto documentato e filmato. Poi il Ministro dice la sua via web, ma non convince. Vogliamo provare a fare l’avvocato del diavolo? Avendo familiarità con il settore pubblico, due sono gli elementi non contestabili: che vi sono aree del pubblico impiego che si reggono anche grazie al lavoro quotidiano dei precari (interinali, a tempo determinato, co.co.pro., incaricati di studio e compagnia cantando), che lavorano esattamente come i colleghi di ruolo che sideono al loro fianco senza godere di tutte le tutele del caso; e che ci sono dei precari che sono entrati attraverso procedure non trasparenti e non competitive, in un giro di scambio con la politica, pur sempre la parte forte della relazione, dato che spesso, se si ha bisogno di lavorare, non si guarda troppo per il sottile.

Ebbene, il punto è che queste persone, tutte e tutti lavoratori (ricordiamolo), sono esasperate. E sono esasperate non solo per la deprimente provvisorietà della loro condizione professionale, che incide sugli affetti e sulla affermazione personale (una casa!). Sono esasperate perché sono trattate come la ruota di scorta della società,  peggiori persino dei loro colleghi pubblici dipendenti col posto fisso, che pure sono scesi all’ultimo posto di una ideale classifica delle categorie professionali in Italia. Peggiori persino dei loro colleghi di sventura, i precari della giungla del privato. Precari privati contro precari pubblici, pubblici dipendenti contro lavoratori del settore privato, fissi contro precari: tutti contro tutti in un clima perverso secondo cui tutti finiscono con lo stare peggio. Ma non è stato il settore pubblico a chiamare queste ragazze e questi ragazzi? O sono venuti da soli a bussare alle porte dei ministeri e degli enti pubblici? E chi ha alimentato questo clima? Un’idea io ce l’avrei. Oggi si sentono fottuti e che un Ministro della Repubblica li prenda a calci in faccia non aiuta. E sono un precario. Almeno oggi.

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