Ottocentosettantadue

Un uno-due niente male. I risultati delle amministrative, al netto dei ballottaggi, sembrano segnalare una inversione di tendenza netta nelle preferenze degli elettori, e la cosa ha un significato socio-politico molto chiaro. Almeno per me. Questa sterzata si appalesa, infatti, proprio nel momento del massimo scontro politico ed istituzionale continuamente attizzato nel Paese, quando sembrava che arrivasse il definitivo sfondamento guidato con pervicacia dal Presidente del Consiglio contro tutto e tutti, puzzoni inclusi.

Ed invece, evidentemente, una buona parte degli Italiani, a mio parere non necessariamente fidelizzati per il centro-sinistra, non gradisce o non gradisce più la modalità di fare politica imposta da un certa parte. Non ha amato, è lecito presumere, i disinvolti cambi di casacca, i manifesti anti-procure, gli sgarbi istituzionali, gli insulti gratuiti, le battute omofobe, l’aggressione verbale ostentata, le accuse di contiguità al terrorismo sparate in zona Cesarini (per tacer del bunga-bunga). Se una prima conclusione può esser tratta, aldilà delle formule politiche e di schieramento, è che ritorna una voglia di normale dialettica politica e lo testimoniano le 872 preferenze (francamente miserelle) assegnate a Lassini, che qualcuno voleva far passare come candidato simbolo a Milano.

L’altro fattore a mio modo di vedere importantissimo è lo strabiliante risultato del referendum sardo contro il nucleare. Quorum ampiamente superato e una valanga di no che manifesta una nettissima contrarietà alla installazione di centrali nucleari e allo stoccaggio di scorie radioattive nell’isola. Lo dico sempre: sono ideologicamente e parzialmente assestato su posizioni anti-nucleariste ma, in questo caso, c’è poco da discutere di fronte a percentuali del genere. E non può non essere messo in conto come uno scacco, chiaro e decisivo, alla politica del Governo in materia: consiglierei grandissima attenzione, quindi, a chi persegua l’obiettivo di non fare votare i cittadini su un tema così decisivo, soprattutto adesso. Ora la palla passa a chi ha avuto, e molto probabilmente avrà confermata la fiducia degli elettori. Ma questa è un’altra storia.

Nota a margine: c’è qualcuno che proprio non ha capito l’aria che tira. Però l’ha presa bene. Con moderazione, direi.

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2 thoughts on “Ottocentosettantadue

  1. Angela ha detto:

    Ho letto la riflessione qualche giorno fa e ne sono rimasta perplessa senza riuscire a capire perchè. Così ho riflettuto su quanto ascoltato e letto in questi giorni e credo di aver capito cosa mi lascia ancora con cento punti interrogativi.
    E’ sempre più evidente che le candidature vincenti, o almeno quelle in grado di raccogliere consensi, son quelle che esulano da prototipo di candidato espressione del partito, anche se democratico, soprattutto nelle realtà più difficili per il centro-sinistra. Questo è la conferma a quanto penso da tempo e cioè che la vittoria non può essere costruita al tavolo secondo la logica delle cordate e della cooptazione; non ha più consenso chi ha più apparato dalla sua parte (o almeno non è quella la marcia in più oggi); oggi il consenso se lo guadagna il candidato che più degli altri è in grado di essere credibile perchè sincero e pulito eticamente. Mi torna in mente anche il fatto che oramai anche a sinistra i nostri rappresentanti in parlamento e non solo, non parlano più di diritti da difendere per tutti, di pace come valore sempre e nonostante tutto, di economia da umanizzare a livello internazionale. Gli interessi internazionali a cui anche molti della sinistra si rifereiscono non corrispondono quasi più agli interessi dei popoli. Allora ecco il consenso a chi ha il coraggio di parlare controcorrente, di farsi portavoce dei valori della sinistra e non temere per questo di perdere. La mia perplessità è proprio questa, rispetto al partito democratico: se questa è la novità, cioè se finalmente possiamo tornare a credere che anche per l’Italia ci sia una nuova speranza e un nuovo modo di fare politica, quando e come il nostro partito risolverà le tante spinte e distinguo che sempre da troppe parti si levano (sempre a sproposito tanto da sembrare premeditate) per diventare quello che tutti noi auspichiamo?

  2. Alfredo Ferrante ha detto:

    Una domanda da un milione di euri….

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