Perché io so’ io

Uno ci prova a credere che le tanto attese celebrazioni del 150esimo dell’Unità servano a qualcosa, ma se ci si mettono di punta gli stessi celebranti, diventa davvero difficile far finta di nulla. Piove, ma pazienza: è il 17 marzo e voglio girare per Roma godendomi la mia (e la nostra) festa. Tanta gente in giro, poche auto, mostre, caffè, turisti. Arrivo nei dintorni di Palazzo Montecitorio e mi accoglie uno sbarramento di polizia che impedisce il passaggio fisico dei cittadini romani ed italiani nella zona che circonda la Camera dei Deputati. Sgomento e incredulità serpeggiano fra la folla bloccata che si ammassa al recinto: pochi sanno che si teneva una solenne riunione del Parlamento in seduta comune, con la presenza dei membri italiani del Parlamento europeo, di rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali, del corpo diplomatico, di altre autorità e alte cariche dello Stato nonché di una rappresentanza di studenti delle scuole di ogni ordine e grado.

“Una Carta che rappresenta tuttora la valida base del nostro vivere comune, offrendo, insieme con un ordinamento riformabile attraverso sforzi condivisi, un corpo di principi e valori in cui tutti possono riconoscersi”, dice Napolitano in quella sede. Bene, applausi, concordo e sottoscrivo. Quello che forse il Presidente ignora è che la crème de la crème della classe dirigente della politica italiana si è letteralmente asserragliata in una inedita “zona rossa” sequestrando parte della città alla sacrosanta fruibilità dei cittadini che, però, hanno la preziosa occasione di restarsene in attesa alle transenne ad aspettare il passaggio dei potenti. La Roma del Papa Re anno 2011, insomma. Lo spettacolo è sinceramente squallido: Piazza Colonna, isola pedonale di fronte a Palazzo Chigi, così come Piazza Monte Citorio, ridotte ad un esclusivo parcheggio di macchine blu e di auto di scorta. Risultato: Alfredo Ferrante, il vostro umile narratore, non ha la facoltà di camminare in una parte della sua città finché i sedicenti vip(s) non se ne vanno.

Sbollita la rabbia, lo stomaco gorgoglia e mi incammino verso la mitica Pizzeria Ricci di Via Genova, un’istituzione dal 1882. Arrivato in Via Nazionale, assisto ad un ingorgo infernale, con file di auto con lampeggianti e autisti che si snodano ininterrotte da Piazza della Repubblica. Trasecolo nel vedere che sono le auto blu dei miei (e nostri) rappresentanti che, finito l’impegno di cui sopra, vanno da qualche parte (fra i tanti che scorgo dal finestrino, una Santanché al telefonino ed un Veronesi assorto): la cosa ha del comico, dato che tale è la messe di auto pagate dai contribuenti che le stesse entrano anche contromano in Via del Viminale, di fronte al Ministero dell’Interno, causando liti furibonde con quelli che, poveri scemi, provengono dalla parte opposta, quella giusta.

Basta, sono affamato, mi aspetta una pizza e metto da parte l’indignazione. Fritto misto, bruschetta all’aglio, mozzarella in carrozza ed un terrificante vino bianco della casa a 15 euro: mi sono rimesso al mondo e mi incammino verso la mia auto, diligentemente parcheggiata nei pressi di Santa Maria Maggiore. Ma non vogliono proprio farmi digerire in santa pace: entro nella piazza antistante il Ministero dell’Interno e vedo che è divenuta un tappeto di lamiere di auto blu e del corpo diplomatico. Bah, andiamo avanti. Continuo verso il Teatro dell’Opera e ricordo: si sta tenendo il Nabucco, diretto dal Maestro Muti, nel quadro delle celebrazioni della giornata, evento per un pubblico selezionatissimo (a me l’invito non era arrivato). La ciliegina sulla torta è che con tanto di determina dirigenziale del Comune, appesa in bella vista sui segnali di divieto di sosta (quella per i comuni mortali!), si dice che al fine di consentire l’ordinato svolgimento delle celebrazioni, le vie nei pressi del Teatro sono interdette al parcheggio e alla circolazione. A parte, naturalmente, le solite auto blu che, a decine, sono ammassate in ogni dove in Via Firenze, Via Torino, Via del Viminale e così via.

Capito come funziona? Per assistere agli eventi che hanno scandito la Festa degli Italiani, i nostri politici (e sottobosco vario al seguito) hanno l’arroganza di requisire letteralmente porzioni di città, parcheggiare impunemente, sotto l’amorevole cura dei Vigili Urbani, dove coloro che li eleggono non possono farlo, mettere in piedi un ambaradan di auto, autisti, polizia e carabinieri che neanche al G20 obamizzato. E questo è il messaggio che viene dato ai cittadini che si affannano con le proprie famiglie a tirare avanti a 1000 euro al mese? Questa è la dimostrazione di come si comportano coloro che “contano” alla faccia di quelli che continuano a depositare le proprie schede nelle urne perché tentano di influire nella gestione di questo Paese? Culi nobili scarrozzati per la città alla faccia di culi plebei che sgambettano tenuti ai margini delle vie in cui abitano? Qualche anno fa Tony Blair, ex Premier inglese, venne pizzicato sulla metro per l’aeroporto senza biglietto: i passeggeri, incuranti del fatto che il loro ex Primo Ministro non viaggiasse in auto blindata e scortato, quasi lo deferivano a corte marziale immediata. Altri universi, evidentemente.

Illustrissimo Presidente Napolitano, nutro una stima profonda per Lei ed enorme rispetto per l’Alta Istituzione che Lei rappresenta, ma se mai ci fosse stato il bisogno di dare un esempio di civismo in un’Italia sconquassata dall’ineguaglianza sociale e dalla crisi economica, ebbene, l’occasione è stata clamorosamente mancata. E un altro pezzetto di dignità se ne è andato.

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One thought on “Perché io so’ io

  1. papaaà ha detto:

    dai almeno la pizzeria ricci te l’hanno lasciata libera!

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