Strange days

Si sono svolte sabato 12 marzo in tutta Italia una serie di manifestazioni tese a difendere la Costituzione: è stato,  secondo giornali e televisioni, il cosiddetto C-Day (si-dei, l’ha chiamato Lucia Annunziata a “In mezz’ora” su Rai 3). Non è che l’ultima occasione di sfoggiare il nostro inglese maccheronico, omogeneamente diffuso per tutto l’arco costituzionale della politica e ben radicato fra burocrati, comunicatori, pubblicitari e imprenditori. Così, in ordine sparso: No-Tax Day (11 dicembre 2004), Familiy Day (12 maggio 2007), No-B Day (5 dicembre 2009), Vaffanculo Day (almeno un po’ di italiano, 8 settembre 2007), fino al Papa Day (16 maggio 2010) senza dimenticare un altro onnipresente  evergriin, l’election day. Pigrizia mentale, provincialismo o comodità espressiva, mettiamola come si vuole. Tuttavia, pur amando sfrenatamente l’inglese, mirabilmente tollerante, trovo l’italiano una lingua di grande ricchezza: perché non usarla? Non è più trendy?

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