L’Italia in panciolle

Prima ha fatto notizia l’alto dibattito sulla opportunità che il 17 marzo, 150° anniversario dell’Unità d’Italia, fosse opportuno o meno starsene in ferie, eventualità definita follia incostituzionale. Poi si emana il decreto-legge con cui si delibera che, limitatamente all’anno 2011, il giorno 17 marzo sarà considerato giorno festivo per festeggiare la ricorrenza dei 150 anni dell’Unità del paese, a seguito di altro decreto di qualche mese prima. Tuttavia, al fine di non far derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, si stabilisce che gli effetti economici e gli istituti giuridici e contrattuali previsti per la festività soppressa del 4 novembre (Festa Nazionale delle Forze Armate dedicata ai caduti) non si applicheranno a tale ricorrenza ma, in sostituzione, alla giornata del 17 marzo 2011. Di conseguenza, sembrerebbe, i dipendenti pubblici si ritroveranno a celebrare l’Unità d’Italia dovendo rinunciare forzatamente ad una delle 4 giornate di festività soppresse di cui alla legge 937 del 1977. Insomma, 4 meno 1 più 1:  pari e patta. Ah, gli Italiani!

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