Uno alla volta, per carità!

E’ stato approvato in via definitiva il c.d. Milleproroghe, il mostro legislativo che ha preso il posto delle vecchie leggi finanziarie delle precedenti legislature fatte di centinaia e centinaia di commi e che per il comune cittadino (al pari, va detto, di molti altri provvedimenti legislativi) è semplicemente incomprensibile. Poco decifrabile anche per gli addetti ai lavori, pena un certosino lavoro di collazione e di taglia e incolla delle norme sparse in ogni dove, il decreto aveva sollevato i dubbi del Quirinale, in particolar modo perché trattava (e tratta) dell’universo mondo, tradendo la sua originaria ratio di introdurre proroghe di termini previste da disposizioni legislative e spingendo il Presidente della Repubblica a ricordare a tutti la reale natura della decretazione d’urgenza.

Fra i diversi interventi, solleva una qualche curiosità la nuova sperimentazione relativa alla carta acquisti, un intervento su cui sono state espresse posizioni alquanto divergenti. E’ intervenuto criticamente Tito Boeri, sollevando alcune questioni, in particolare relativamente  al fatto che lo Stato assegnerà la carta acquisti ad enti caritativi, i quali daranno la carta ai cittadini destinatari. Il tema è complesso, ma, per quel che mi riguarda, devo dire che trovo curioso l’utilizzo del termine “ente caritativo”, così come introdotto dall’articolo 2-quater del testo. Cos’è un ente caritativo? Ad occhio, associazioni senza scopo di lucro. Ma quali? Le ONLUS? E quali ONLUS? Le fondazioni? Gli enti ecclesiastici? Alle norme di dettaglio provvederà un successivo decreto, ma il problema è anche e soprattutto semantico.

La carità col Terzo Settore (perché di questo si parla) non c’entra nulla: la forza degli enti del Terzo Settore, e fra questi delle associazioni di volontariato in particolare, è quella di essere antenna sul territorio che rileva prima di altri i bisogni, e la volontà di lavorare assieme al settore pubblico per pianificare gli interventi sulla base di quei bisogni, con e per le persone. E’, in altre parole, la simpatia, intesa nel suo significato etimologico di condivisione, con coloro che esprimono delle necessità, ed è cosa decisamente più complessa e più avanzata della carità. Mi pare, insomma, che continui quella ambiguità già espressa nel Libro Bianco sul futuro del modello sociale del 2009, dove si accostavano cultura del dono e della solidarietà e carità. Le parole, urlava qualcuno, sono importanti!

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