Un mare di merda

Ma voi lo sapete che significa percolato? Si tratta del “liquido che si forma in una discarica esposta all’azione di acque meteoriche” (dal Devoto Oli 2011): merda tossica allo stato puro, insomma. Questo liquido, sembrerebbero attestare le intercetteazioni, sarebbe stato tranquillamente versato nel mare del napoletano, con gravissimi rischi per la salute pubblica e l’ambiente. In realtà, dopo aver letto Gomorra, nulla di nuovo, se non che gli sversatori in questo caso sarebbero uomini e donne delle istituzioni. Nessuna sorpresa, dopotutto, sullo stato penoso delle acque della costa che da Roma scende al Sud, lungo chilometri e chilometri di spiagge violate dal cemento abusivo, da ristoranti venuti su dal nulla, da stabilimenti ai limiti della legalità, da seconde e terze case edificate da fantasmi e che resistono in spregio a qualsiasi vincolo di tutela del terrtorio. L’Italia del cemento va a braccetto con l’Italia delle acque al veleno, unita nello sfruttamento delle risorse primarie del Paese, alla faccia di leggi e buon senso. E c’è chi si arrabbia se lo diciamo all’estero…

Meno scalpore ha fatto l’incidente di Porto Torres, in Sardegna, dove lo scorso 11 gennaio, nel porto industriale di Porto Torres, sono stati sversati in mare circa 18 mila litri (18.000!) di olio combustibile. Per carità, con tutto quello che contengono i nostri mari, si tratta di poca cosa, ma è stupefacente come ormai, evidentemente anestetizzati, si sia abituati a tutto. Credo che, paradossalmente, la società globalizzata sia una delle migliori alleate delle peggiori nefandezze: semplicemente non ce la si fa, ci si dovrebbe indiginare ogni 15 minuti per fattispecie diverse e non ne abbiamo tempo e voglia. Dobbiamo lavorare, qualcuno di lavori ne ha due, abbiamo l’affitto (magari in nero), va ricaricato il telefonino, ché c’è quell’ultima vantaggiosissima offerta, e domani scade la rata della macchina che un po’ non posso stare senza perché i mezzi pubblici si sa come funzionano e dall’altra metallizzata è proprio bella. Navighiamo nel mare della globalizzazione. Di merda.

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