L’acqua calda

La stampa continua ad occuparsi di quella che ormai è nota come la parentopoli romana per le presunte assunzioni facili nelle partecipate e municipalizzate della capitale. Va detto che le ultime novità, ove confermate dalle indagini che si stanno svolgendo, rivelerebbero un balletto di sistemazioni e atterraggi in scioltezza che sono uno schiaffo a mano aperta ai tanti, giovani o meno giovani, che si arrabbattano nel precariato e magari studiano per un concorso.

Un paio di considerazioni credo vadano fatte. La prima è che, a fronte degli insaziabili appetiti della politica, affamata per natura, deve esistere ed essere funzionante un sistema di controlli e di verifiche rigoroso e imparziale. Vanno benissimo i codici etici, ma è fondamentale che tutto debba essere trasparente ed aperto allo scrutinio di tutti: se si vuole piazzare qualcuno, ci si pensa due volte se la cosa è verificabile su internet due minuti dopo. Non casualmente, i siti di AMA, ATAC e ACEA, per citarne tre, sono siti “muti”, senza riferimenti a chi, cosa e quanto (gli sghei, per intenderci), a differenza, come dicevo tempo fa, dei tanto vituperati ministeriali.

La seconda. La colpa è anche nostra, di chi, prima ancora di intraprendere una qualsiasi strada , si chiede a chi potrà mai rivolgersi per avere un aiutino, una spintarella, un sostegno, vuoi perché non crediamo al merito (merce rara), vuoi perché dopo un po’ c’è anche chi pensa al pane. Naturalmente, non mancano i mecenati che accolgono a braccia aperte chi cerchi protezione: basta andare a leggersi quello che Emanuele Severino scrive sul Corsera per riportarci alla realtà mettendo a confronto tornaconto personale e utilità pubblica.

La terza. TV e giornali, e opinione pubblica a ruota, hanno scoperto l’acqua calda. Qualunquismo terzista a parte (“tanto fanno tutti così”), chiunque abbia fatto un minimo di vita d’amministrazione sa bene quali e quanti siano i meccanismi che vengono attivati quando si deve foraggiare qualcuno. Nessuna sopresa, dunque, e neppure vesti stracciate per cavalcare il momento. Serve una cosa molto semplice, la serietà. Per non ritornare fra qualche tempo a indignarsi a vuoto per l’ennesima volta per quella nomina o per quell’appalto, si facciano proposte concrete per soluzioni efficaci, rivoluzionando, ad esempio, la trasparenza delle società partecipate. Poi lo sappiamo, piazzare amici e parenti è uno dei due mestieri più vecchi del mondo e talvolta si foraggia anche chi ha bisogno e chi è bravo o brava per davvero. Ma è il metodo ad essere sbagliato, perché ci danneggia tutti e perché, come ricordava tempo fa Roberto Saviano, quando a qualcuno concedi come favore quello che gli spetta per diritto, lo hai derubato di tutto. Per sempre.

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