Quelli che in Italia

Qualche giorno fa in libreria sfogliavo per curiosità la guida di Roma della National Geographic che consigliava al turista di fare molta attenzione al traffico in Italia, un pò disinvolto, per non essere travolto. Non si contano, peraltro, le notizie di incidenti mortali sulle strade, urbane e non (l’ultimo dei quali a danno di alcuni poveri ciclisti), causati da persone ubriache, sotto l’effetto di stupefacenti, senza patente, o, più semplicemente, disinvolte. Altrettanto disinvolta mi è sembrata una macchina della polizia che, proprio ieri, senza lampeggianti o sirena, s’appropinquava ad un incrocio con abbacinante semaforo rosso e lo attraversava lesta o l’automobile che, qualche tempo fa, zigzagando per il centro di Roma e miracolosamente risparmiandomi, ritrovavo pochi minuti dopo al portone di un Ministero per caricare un noto onorevole. Le cose van così: se persino quelli cui affidiamo la nostra sicurezza disprezzano le più elementari norme del codice della strada, non dobbiamo sorprenderci che la percentuale di guidatori che hanno comportamenti censurabili, se non addirittura criminali, sia francamente intollerabile.

Sono, in parole povere, quelli che per strada se ne fregano. E, ne sono convinto, sono per larga parte quelli che considerano fesso chi che paga le tasse (incluso il vituperato canone televisivo), chi fa le file, chi fa un giro in più in cerca di un parcheggio invece di fermarsi in seconda e terza fila o, se gli va a culo, si infilano nei posti riservati alle persone con disabilità. Sono coloro che la ricevuta non te la fanno neanche a pietirla e che magari non arrivano alla quarta settimana ma macinano ore attaccati all’ultimo modello di smart phone (a sapere cosa sia…). Sono quelli che non seguono la politica, perché tutto «è un magna magna», e accolgono con una scrollata di spalle, e magari con un certo compiacimento, il lordare tutto e tutti, perché è meglio non fare che fare e sbagliare. Sono quelli che vanno avanti a spintarelle, perché hanno conficcata in testa la mentalità da clan e non gliela toglierà mai nessuno. 

Sono quelli che in Italia se ne sbattono e sono i disinvolti colpevoli dello stato in cui si trova il mio Paese.

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