Plin plin!

“Acqua minerale. Molto più che potabile”. Questo il titolo di una pubblicità apparsa sui quotidiani a cura di Mineracqua, la Federazione Italiana Acque Minerali Naturali. Trovo questa campagna decisamente inquietante. Una federazione di imprenditori che ha avuto dallo Stato la concessione per l’uso di un bene come l’acqua, ci dice che l’acqua minerale è senza cloro e senza paragoni, declamandone le doti a scapito dell’acqua di rubinetto, che è «solo bevibile» e suggerisce ai cittadini che, poiché l’acqua del rubinetto viene da falde, laghi o fiumi ed è trasportata in tubature, le acque minerali, che invece sgorgano da sorgenti protette (da chi?) ed incontaminate (ah, le falde sono contaminate, quindi?), sono migliori dell’acqua di rubinetto.

Massimo rispetto per chi fa impresa ma, senza aprire il discorso relativo alla cosiddetta privatizzazione dell’acqua, basta leggersi i dossier preparati da Legambiente per capire una cosa basilare: l’acqua è un bene comune, né pubblico né privato, ed è alla base della vita. Non va sprecata, ne va salvaguardato l’accesso, va resa disponibile a tutte le zone del Paese. Io bevo l’acqua di rubinetto perché mi fido, fino a prova contraria, dei controlli effettuati dalle autorità competenti e perché mi sono stufato di contribuire alla produzione e dispersione di milioni e milioni di bottiglie e bottigliette di plastica, come quelle (ormai vanno molto quelle da 50 cl, chissà perchè) che molti ristoratori continuano a propinare. Basta vedere la campagna “Imbrocchiamola” per saperne di più.

Di fatto, una banale risposta di marketing alla campagna lanciata da Coop sull’utilizzo dell’acqua di rubinetto o di acque minerali a chilometri zero. Banale, ma, a mio modo di vedere, profondamente sbagliata. Su una cosa, tuttavia, sono totalmente d’accordo con Mineracqua: «Da un’informazione trasparente nascono scelte libere».

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One thought on “Plin plin!

  1. Sebastiano ha detto:

    Caro Alfredo. Mi spiace ma non condivido il tuo approccio dicotomico alla questione. Anche l’acqua di rubinetto ha le sue belle controindicazioni (c’è un report di Cittadinanzattiva sulle regioni che derogano ai parametri di potabilità), tra cui – se vogliamo parlare di ambiente – non ultimio il fatto che le condutture italiote perdono per strada 1 litro su 3 (record europeo).
    Inoltre Coop non è così sbilanciata sul puro interesse pubblico, come vorrebbe far credere, ma fa una furba operazione di business a favore dell’acqua a proprio marchio. Inoltre i km zero non sono una garanzia di ecosostenibilità se parallelamente moltiplichi sul territorio gli impianti di imbottigliamento (che non funzionano a pedali). Mineracqua ovviamente porta “acqua” al suo mulino, ma Coop si colloca esattamente sullo stesso piano. Anzi, un gradino più sotto, visto che maschera da campagna sociale niente più che una campagna di green marketing. Almeno gli altri hanno il coraggio delle loro posizioni.
    Un caro saluto

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