Ora et (soprattutto) labora

Mi capita sempre più spesso, nel parlare e confrontarmi con amici e colleghi, di sentire che non ce la si fa più a correre tutto il giorno, a conciliare i tempi sempre più lunghi di lavoro e le comuni esigenze familiari e della vita privata, a tenere sotto controllo lo stress e che, in ultima analisi, non si riesce a fare quello che si vorrebbe fare. E che, ciliegina sulla torta, i soldi non bastano mai. La questione – o una delle questioni – credo sia: ma di cosa occupiamo le nostre giornate? Ed intendo: quanto di quello che facciamo, spesso correndo ed annaspando, è davvero necessario, o utile o, almeno, non eterodiretto?  Quale significato ha il lavoro per noi: realizzazione di sé (una modalità tra le altre) o puro mezzo di reperimento di denario? Come utilizziamo il nostro denaro senza destinarlo al consumismo fine a sé stesso? E come ci difendiamo? Con una vacanza agostana che sembra un obbligo sociale fare? C’è qualcosa di marcio in tutto questo.

A me sembra che questa corsa quotidiana e l’incremento progressivo del tempo dedicato al lavoro e, più in generale, delle cose da fare vadano a braccetto. Avete mai provato a passare ai raggi x una giornata tipo?  Le ore dedicate al sonno (un bellissimo mistero dell’uomo), ci dicono gli studi, continuano a diminuire e per molti le canoniche e necessarie 8 ore sono un lontano ricordo. Si accende il telefonino, poi una colazione di fretta e via nel traffico. Al lavoro, tra un centinaio di e-mail al giorno, l’80% delle quali totalmente inutili, si pranza magari con un panino (ricordo che mio padre tornava a casa per pranzo e che si mangiava assieme…) e dopo si infilano un paio d’ore in palestra o un po’ di tempo per i figli o, ancora, si tracolla sul divano di fronte all’onnipresente televisione, sempre più grande e sottile e per cui paghiamo abbonamenti vari. Un percorso obbligato da cui diventa persino difficile immaginare deviare.

E non è finita. Per chi ha non ha voglia di andare al supermercato la sera (mai fatto caso al fatto che l’orario dei supermercati è andato man mano allungandosi sino alle 21.30 di sera? Ma perchè?) c’è il sabato. Questa è la perversione finale: i giorni che dovrebbero essere dedicati al riposo, alla famiglia e alla vita privata diventano per tanti il tempo in cui disbrigare tutte quelle cose di cui non si ha il tempo o la forza di occuparsi negli altri giorni. Insomma, forse val la pena rallentare e dedicare energie alla qualità della nostra vita. Se il lavoro ha assunto valenza di mito fondante della società, lavoriamo (taccio di chi il lavoro non lo ha) per pagare tante cose sostanzialmente inutili e ci manca il tempo o il denaro per fare quello che ci piace, anche lavorare meglio, se ci va. O magari poltrire su un prato o, addirittura, occuparci della cosa pubblica come cittadini informati ed attivi. O, come ci ricorda Domenico De Masi, oziare in modo creativo. Ma che fatica!

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