Taglia che ti passa

Tra poco saremo alla ghigliottina in piazza: per primi toccherà ai dirigenti generali ed agli apicali dei Ministeri, poi si passerà alla dirigenza di mezzo calibro (a cui mi onoro di appartenere) e, infine, fatte rotolare tutte le teste, non rimarrà che far salire sul patibolo i dipendenti pubblici tutti, vera causa dei mali del paese, mangiapane a tradimento e divoratori di bambini. Questo è il clima, bellezza. Non ci credete? Date una letta ai commenti ad una intervista che un segretario generale di un Comune del Lazio ha dato oggi al Corriere, in cui, caparbiamente, dichiarava la sua intenzione di fare ricorso ove avessero toccato il suo stipendio di 128.000 euro (lordi, naturalmente). Apriti cielo!

Ora, qualche considerazione, pur trattenendo l’irritazione, è d’obbligo, soprattutto in un momento come quello che sta passando il Paese. La crisi, innanzitutto. Fino a ieri si faceva a gara tra i politici (ricordi il lettore quali) per tranquillizzare, per dire che il peggio è passato, per incoraggiare al consumo. In un batter d’occhio, tuttavia, ci piomba in testa la Grecia e siamo alle prese con una manovra economica di guerra: vai di forbice, quindi, tagliando con un occhio di riguardo ai tanto vituperati dipendenti pubblici. E sapete perché? Perché non evadono! E’ impossibile farlo, tanto che, per molti di loro (me incluso), i salari sono disponibili su internet. E’ troppo percepire 128.000 euro lordi per fare il segretario generale di un Comune? Ma qualcuno ha un’idea di cosa vuol dire supervisionare un Comune medio italiano? Purtroppo, sembra che il momento della ragione sia passato: mal comune, mezzo gaudio.

Insomma, io la vedo così. Prima si gioca a dadi con la vita delle persone, in particolar modo chi ha reddito fisso o pensione, da una parte, e i precari dall’altra: tutti costoro, è bene ricordarselo, sono sulla stessa barca. Poi, quando il giochino si rompe, i cocci si mollano all’equipaggio (e ai passeggeri), che deve arrangiarsi nel pagare il conto. A questo punto il panico: siamo al tutti contro tutti per abbandonare la nave e ci si pesta i piedi per guadagnare le scialuppe senza riguardo per nessuno, mentre qualcuno le snobba per tirare fuori un bel fuoribordo (in nero). Il Titanic in salsa nostrana, insomma. Se solo fossimo un Paese civile in cui tutti pagano le tasse saremmo almeno sicuri di viaggiare tutti assieme, magari in seconda classe, ma comodi. Se non fosse per l’economia canaglia….

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One thought on “Taglia che ti passa

  1. Alessandro ha detto:

    Noi esprimiamo commenti colti e di buon senso ma sopratutto onesti. Perchè le cose stanno esattamente come Alfredo ha scritto.
    Orbene, chi sono i nostri interlocutori?
    Sono il perfetto contrario di noi.
    Per il momento la partita è persa, ora non possiamo fare niente contro il regime della bugia, disonestà, la metodica eversiva dilagante.
    Il popolo dela pubblica amministrazione è certamente inviso alla maggior parte degli italiani, in larga misura meritandosi tale svalutazione.
    Ma noi che contribuiamo a gestire la P.A. sappiamo come le cose stanno veramente.
    I dipendenti pubblici sono, nel complesso, una grande risorsa per il paese.
    Questa categoria di lavoratori dovrebbe essere valorizzata dai governi perchè essa è la spina dorsale dello stato, che piaccia o no.
    Ovviamente i responsabili della errata percezione da parte degli italiani siamo noi stessi per la totale assenza di comunicazione. Non interveniamo mai nel pubblico dibattito. E siamo anche corporativi ed autoreferenziali.
    I provvedimenti recentemente adottati, per nulla condivisibili, potrebbero essere l’occasione per creare, finalmente, una voce che tenti di restituire dignità alla categoria.
    E noi, ciascuno, denunciamo ogni illecito, i tentativi di condizionamento da parte dei politici, i parassiti (dirigenti e non) che sono totalmente privi del senso dello stato e di spirito di servizio!

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