Delibero ergo sum. Activus

Una nuova e minacciosa crisi economica e finanziaria incombe, incalzando pericolosamente l’euro e mettendo in ginocchio la Grecia, dando mano libera agli speculatori. La crisi della politica rimane uno degli aspetti critici che gli italiani sentono maggiormente ed uno degli svantaggi cronici del sistema Paese, spingendo i giovani amministratori a dichiarare che si preferisce affidarsi ad un padrino. La celebrazione dei 150 anni dello Stato italiano è l’occasione per politiche infinite da retrobottega, mortificando l’impegno di illustri membri del Comitato organizzatore.  La società italiana, ci dice il CENSIS, è stanca dell’individualismo sfrenato ma non riesce a non guardare indietro, non trovando le forze per un rinnovamento che, se tale deve essere, non può che essere epocale. E, per non farci mancare nulla, petroliere e piattaforme estrattive sversano puntualmente nei mari e negli oceani greggio a volontà, deturpando pezzi di ambiente che chissà come e quando potranno essere recuperati.

Dinamiche complesse di società complesse. Una società i cui canoni sono, però contingenti, in quanto propri di un’epoca moderna che è ancora giovane, giovanissima. Le società complesse di tre secoli fa erano incredibilmente diverse rispetto ad oggi, mancando le stesse idee legate, ad esempio, al lavoro come lo intendiamo oggi, e alla modalità accumulativa (e consumistica). Le società antiche restano, per molti versi, incomprensibili, risultando quantomai diffcile il solo re-immaginare le dinamiche sociali e religiose che le governavano e che ci sono totalmente aliene. Tuttavia, le contingenze odierne vanno affrontate per procedere dialetticamente e le poche cose citate in apertura mostrano che le forze oggi dominanti hanno il fiato grosso o che, più precisamente, non permettono ai comuni cittadini di tirare il fiato.

Come si interviene? Come vengono prese le decisioni che investono le nostre vite? E’ evidente che i processi democratici sono spesso insufficienti, non perché non vada bene il metodo democratico in sé, ma perchè abbisogna di migliorie che si rendono indispensabili se non si vuole svuotare di significato il concetto stesso di società. La frontiera è quella della democrazia deliberativa (fra i tanti, gli spunti di Bifulco), banalmente intesa come la formazione delle decisioni in modo strutturato e partecipato, col consenso raggiunto faticosamente e non con la facile scappatoia della maggioranza, anche attraverso il ruolo indispensabile delle organizzazioni di cittadini attivi con un vicendevole scambio tra arena civile e arena politica. Come? Dove? Per qualche piccolo spunto di riflessione, tante indicazioni negli scritti di Giovanni Moro e molti guizzi in un articolo di Newton del mese di aprile sul rifondare le città anche attraverso l’OST, l’Open Space Technology. La strada è davvero lunga ma con un orizzonte stupefacente.

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