Di maternità e insegnanti (di sinistra)

E’ rimbalzata su giornali e sulle televisioni tv l’intervista che la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha rilasciato a Io Donna del Corriere della Sera, nella quale giudica un privilegio il restare a casa dopo il parto. La Ministra, infatti, a dieci giorni dalla nascita della primogenita e dopo un matrimonio di cui la stampa si è molto occupata lo scorso gennaio, ha deciso di ritornare subito al lavoro. Congratulazioni. Tuttavia, quello che la Ministra considera un privilegio è una (troppo) breve pausa nella quale una madre segue il proprio figlio o la propria figlia, molto spesso tra mille difficoltà familiari e finanziarie, le stesse che, evidentemente, la Ministra ha la fortuna di subire in misura molto minore delle donne ” normali”.

Credo che, in buona sostanza, la scelta non possa che spettare alla madre, naturalmente. Sarà lei a decidere se dedicarsi ai figli, rimandando il ritorno al lavoro, utilizzando le possibilità che la legge giustamente concede, o ritornare alla vita lavorativa, optando per altre soluzioni. Tuttavia, le molte polemiche sollevate a seguito delle dichiarazioni della Ministra trovano, credo, fondamento nel fatto che la possibilità di scelta sia molto limitata per molte famiglie: o ci si affida a volenterosi nonni o ci si organizza con difficoltà con asili nido, strutture o bambinaie che spesso occorre pagare pesando notevolmente sul bilancio familiare. Ed a ciò si aggiunga un ulteriore elemento: il lavoro è sempre più precario, da un lato, e onnivoro, dall’altro. Chi lavora, dedica sempre più ore al lavoro e non è un caso che gli onnipresenti ipermercati si adattino chiudendo sempre più tardi per accogliere le spese serali. I figli aspettino.

Mi ha colpito, inoltre, un inciso dell’intervista della neo mamma. Si parla del voto in condotta, che, sostiene la Ministra, è stato volentieri utilizzato contro il bullismo in classe anche dagli” insegnanti di sinistra”. Confesso il mio stupore: una espressione del genere, che non ha destato alcun commento, cela una immateriale divisione fra insegnanti di destra e di sinistra nelle nostre scuole e nei nostri licei, mentre mi illudevo di avere avuto a che fare con insegnanti bravi e non bravi, simpatici e antipatici, alti e bassi. E richiama, allo stesso tempo, ad un lassismo delle “cattedre rosse”, che preferivano, evidentemente, lasciar fare a capelloni, urlatori  e teppisti nelle classi a scapito di legge e ordine. Queste divisioni da muri del secolo scorso, costantemente evocate in un clima di scontro perenne, mi sembrano francamente fuori tempo. Facciamo gli asili, per favore, non la guerra….

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One thought on “Di maternità e insegnanti (di sinistra)

  1. vuvvu ha detto:

    giusto facciamo gli asili!!!

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