Minicar, grandi problemi

L’ennesimo incidente causato da un quadriciclo, una cosiddetta minicar, che ha coinvolto un bambino, riporta d’attualità il tema della circolazione di questi mezzi molto particolari. Va detto con chiarezza: non sono automobili, ma, di fatto, motorini a quattro ruote. Non serve la patente per guidarli e ci si può mettere al volante a 14 anni. Vanno, tuttavia, in strada al pari delle automobili vere e proprie. In sintesi una vera e propria assurdità che fa vergognosamente leva sul sentimento di sicurezza dei genitori, che preferiscono la minicar al motorino, e sulla voglia di autonomia dell’adolescente, al quale viene messo in mano, senza alcuna garanzia o tutela, un mezzo capace di fare del male a sé stesso e agli altri.

Nessun moralismo, per carità. La giungla urbana risponde ormai solamente alla legge darwiniana e imputare ai quadricicli la colpa di una situazione degradata sarebbe sciocco. Il quadro che va tenuto ben presente è quello di un ambiente urbano in cui le regole vengono puntualmente trasgredite con la garanzia di una sostanziale impunità per i pirati della strada, che sarebbe meglio chiamare assassini al volante. Le strade e le piazze non hanno la funzione di spazio vitale della città ma di affollati parcheggi e tortuose autostrade per le nostre scatolette, che la pubblicità ossessivamente ci spinge a comperare, rottamare, guidare, e riacquistare ancora.

Il punto è che, in una situazione del genere, la ciliegina sulla torta è la spudorata ipocrisia di far credere che guidare un quadriciclo sia la stessa cosa che inforcare un motorino. Che avere le mani sul volante e sentirsi “grande” sia come tenere un manubrio. Beh, non è affatto così e non bastano le retate in strada dettate dall’emergenza. Ricorda Paolo Conti sul Corriere della Sera di oggi che solo un adulto – nella maggior parte dei casi, aggiungerei – “si rende conto pienamente quanto la vita, la propria e quella degli altri, sia preziosa, unica, insostituibile”. E la domanda che pongo, sempre la stessa, è questa: è mai possibile che le case produttrici continuino a vendere impunemente una idea palesemente falsa nella più smaccata impunità, addirittura coinvolgendo minorenni, senza che ne nasca un dibattito nazionale?

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