Ancora su una legge responsabile

Si è tenuto a Milano a fine febbraio un incontro promosso da CSR Manager Network sulla delicata questione della opportunità di un intervento legislativo in materia di responsabilità sociale delle imprese. Presso la sede ALTIS l’occasione ha visto una giornata di dibattito particolarmente interessante, finalmente protagonisti coloro che nelle imprese gestiscono il dossier sostenibilità, sulla base delle proposte di legge attualmente all’esame delle Camere: si tratta della proposta Donaggio e della proposta Della Seta (quest’ultima che riprende il ddl Realacci) che prevedono una serie di incentivi e, allo stesso tempo, momenti di confronto permanente con le categorie degli stakeholder nazionali. Mentre, inoltre, la prima individua nel Ministero del lavoro e delle politiche sociali l’amministrazione pubblica di riferimento, la seconda stabilisce la creazione di una apposita Autorità indipendente di garanzia.

Nel rimandare ad un mio precedente intervento, ricordo solamente che rimangono per me in piedi le ragioni a favore di un intervento delle Camere, stanti gli inderogabili doveri pubblici di garanzia della veridicità e intelligibilità delle informazioni dei mercati e della conseguente tutela dei cittadini e consumatori. Ma, aldilà di questo, va detto che l’incontro è stato particolarmente significativo per la possibilità di dibattere con chi “sta sul pezzo”, lasciando per un momento da parte il convegnismo di maniera e sventare, così, il rischio di lavorare sulla carta e dimenticare le dinamiche reali. Come riporta Vita con un suo pezzo e nel sito, le critiche all’approccio legislativo sono forti e, almeno in parte, non prive di fondamento: un atteggiamento di natura statalista e dirigista, poco consapevole dell’esistente, potenzialmente soffocante la creatività delle imprese, poco efficace nel concreto. Insomma, bocciatura senza appello.

Incentivi, deduzioni fiscali, controlli: sono aspetti che richiedono, indubbiamente, un approfondimento serio se si vogliono evitare i rischi delle corse alle certificazioni o di un clima da Stato etico. Devo, tuttavia, ancora una volta rifarmi a chi si trova a valle di tutto il processo: i cittadini. A fronte di molte imprese che operano seriamente nel campo della responsabilità sociale, esiste ancora una zona vasta di grigio che non permette ai cittadini di costruirsi una reale coscienza critica utile alla effettiva influenza dei mercati e delle scelte: spetta, quindi, all’attore pubblico mettere in atto tutte quelle misure che permettano e facilitino il dispiegamento delle reali potenzialità di controllo diffuso di ciascuno di noi. Non casualmente, d’altronde, lo sforzo recente della Commissione europea è stato focalizzato sul tema della ESG disclosure, attraverso una serie di seminari ad hoc, ovvero sulla concreta disponibilità dei dati ambientali, sociali e di governance a vantaggio delle comunità. Questa, credo, è la via da percorrere per costruire proposte il più possibile condivise. Il dibattito va avanti.

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