I raccoglitori di Calabria

Ancora Sud, ancora immigrazione, ancora mafie. Dopo i fatti di Rosarno, l’ennesima conferma che i peggiori mali di questo Paese sembrano sempre più incancreniti nelle regioni del Meridione, dove le organizzazioni criminali prosperano sulla lotta fra disperati: ce lo ricorda, ancora una volta, la lucida analisi che fa Saviano di questo allucinante stato di cose dopo il tritolo di Reggio Calabria. Ma come è possibile che territori interi dello Stato siano abbandonati allo strapotere delle cosche? Come è possibile che esseri umani vengano sfruttati sotto regime di caporalato infame? E come è possibile che questi schiavi vadano bene per raccoglierci pomodori o agrumi ma non per condurre una vita dignitosa?

Ebbene, in Italia accade questo, accanto ai morti sul lavoro, al nero diffuso, all’evasione fiscale massiccia. Di chi è la colpa? Il Ministro Zaia ha parlato oggi di un marchio etico a garanzia delle filiere della produzione, un pò come accade per il lavoro minorile. Come dargli torto? Ma basterebbe una certificazione, con tutte le difficoltà e la complessità che comporterebbe, a garantire che le persone non vengano trattate come bestie? Siamo, purtroppo, talmente obnubilati da un modello di consumo spasmodico che non abbiamo il tempo, la voglia o la forza di fermarci a scandalizzarci ed indignarci. Il tempo delle solite reazioni, spesso anche strumentali, della politica sui giornali (fra una corsa e l’altra per i saldi, beninteso), qualche filmato che alimenti il terrore dei benpensanti e via così, fra dieci giorni tutto sarà sepolto e dimenticato.

La questione meridionale oggi è legata a filo doppio con lo sfruttamento degli immigrati disperati, che vengono in Italia per tentare di sopravvivere e trovano, spesso, l’inferno. C’è chi delinque, non c’è dubbio, ma l’individuazione del nemico è un rischio che va allontanato con tutte le forze. La Calabria va male perchè ci sono i neri? Ma quando mai! La Calabria va male perchè impera indisturbata la malavita organizzata di stampo mafioso, impestando la vita civile e la fibra della società, incancrenendo l’economia, sfinendo le persone per bene e deprimendo lo sviluppo. E la cosa peggiore è che ci si abitua a considerare pezzi di Paese come periferici e da lasciare al loro destino: malasanità, corruzione, criminalità come elementi propri di quelle terre. Ma non è così. La domanda è: a chi spetta dimostrarlo? 

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One thought on “I raccoglitori di Calabria

  1. Anonimo ha detto:

    ‘?

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