Città (in)sostenibili

Ritornano, ciclicamente, le polemiche sulle città sporche, invivibili, pericolose. Le recenti notizie su Roma dovrebbero portare ad una riflessione a più livelli: da una parte, i perché e le cause di una difficile gestione dell’oggi, dall’altra cosa vogliamo prevedere per il futuro.

Metropolis

Sull’oggi, poco di nuovo, purtroppo. Roma è un ottimo esempio della incredibile delicatezza di un tessuto architettonico ed urbanistico unico lasciato a sé stesso, che si tenta di conservare con esperimenti tampone che non hanno impedito un degrado avvilente. La capitale – non sola ma in ottima compagnia in Italia – è diventata, peraltro, un grande autodromo/parcheggio a cielo aperto, particolarmente ostile e pericolosa per bambini ed anziani. I colpevoli? Sarò franco: i romani (basti leggere qui, fra le tante cose) al pari delle diverse amministrazioni.

Constatazioni del genere, però, inquadrano solo una piccola parte del problema più generale, ovvero come dovranno essere in futuro le nostre città. Cosa ci aspetta? Mi sembra evidente che i ritmi e le condizioni di vita nei grandi agglomerati urbani – sia nel nord che nel sud del mondo, con evidenti ma altrettanto gravi peculiarità – vadano cambiati. Sono meritevoli le azioni come la Campagna per le Città Sostenibili, che mira ad implementare quanto previsto nel capitolo 28 dell’Agenda 21: è, tuttavia, evidente che c’è un modello su cui intervenire. E prima che sia troppo tardi.

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