Strade o zone di guerra?

La domanda è legittima, almeno a leggere il Rapporto  presentato dall’ASAPS, Amici della Polizia Stradale, secondo cui ogni tre giorni un cittadino italiano viene ucciso dai cosiddetti pirati della strada.

guida_alcool

“Dopo ogni incidente grave – riporta il sito dell’Associazione Italiana Familiari e vittime della strada ONLUS –  inizia un doloroso ed estenuante iter legale che dovrebbe portare alla individuazione delle responsabilità, alla punizione dei responsabili con pene commisurate alla gravità dei loro reati, e ad assicurare alle vittime o ai loro familiari un risarcimento equo. Anche in questo campo l’Italia si distingue negativamente dal resto d’Europa, con una giustizia lenta ed approssimativa, che calpesta continuamente la dignità dell’uomo e quei valori che la nostra costituzione dovrebbe tutelare.”

Il problema, mi sembra, è lontano dal godere di soluzioni adeguate. Se l’attività di prevenzione appare robusta (qui l’audizione del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali sul tema), troppe domande rimangono senza risposta. Sono sufficienti le regole in vigore per il conseguimento delle patenti di guida? Potrebbero rendersi più stringenti i controlli periodici sui guidatori? Perchè l’effetto punti sembra avere perso efficiacia? Il mondo dell’automobile e quello della pubblicità che ruolo possono (devono) avere? E, soprattutto, il fatto che i pirati, magari sotto effetto di alcol e stupefacenti, ben difficilmente restino in carcere e rarmente scontino detenzioni esemplari, non dovrebbe portare ad una riflessione seria sulla certezza della pena?

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