Per un turismo etico e socialmente responsabile

Dal Corriere della sera dell’11 gennaio la notizia della campagna del Governo italiano contro il cosiddetto turismo sessuale, fenomeno tristemente diffuso soprattutto in alcuni paesi orientali. «Sono coinvolti almeno tre milioni di minori per un volume di affari di oltre 100 miliardi di dollari – ha detto Michela Brambilla, Sottosegretario al Turismo – il fenomeno ha messo le radici in tutto il mondo. Nel nostro spot infatti, non figurano bambini con particolari tratti somatici o colori di capelli. Il problema coinvolge per il 75% le bimbe, per il 25% i maschietti . A macchiarsi di questo crimine vergognoso sono soprattutto i giovani una cosa allarmante. Si pensa spesso all’anziano ma in realtà i primi interessati sono giovani e spesso padri di famiglia indotti dalla possibilità di fare altrove quello che in Italia non possono fare».

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A leggere il dossier presente sul sito del Governo, l’inizativa mi sembra si muova nella giusta direzione, con azioni di sensibilizzazione, campagne audiovisive e coinvolgimento degli attori interessati, operatori del turismo in primo luogo, in un’ottica di prevenzione. In materia si era discusso anche in sede Unicef non molto tempo fa, come una delle possibili strategie di responsabilità sociale avverso il fenomeno, con la partecipazione, fra l’altro, di ECPAT. Non è un caso, credo, che fra gli impegni assunti nella dichiarazione finale del Terzo Congresso Mondiale contro lo sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti, tenutosi a Rio de Janeiro dal 25 al 28 novembre 2008, si trovi il seguente: “Develop, where appropriate with the support of UN agencies, NGOs, civil society organizations and the private sector, policies and programmes to promote and support Corporate Social Responsibility of corporations, companies and others operating in tourism, travel, transport and financial services, and of communication, media, Internet services, advertising and entertainment sectors; in this regard ensure that child-rights focused policies, standards and codes of conduct are implemented throughout the supply chain and include an independent monitoring mechanism“.

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