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Era apparsa così, dal nulla, da un giorno all’altro. Dopo la promozione dell’allora vulcanica Sottosegretaria al Turismo Michela Vittoria Brambilla al più alto scranno di Ministra, l’anonima facciata di Via della Ferratella in Laterano a Roma aveva visto la tonitruante apparizione di una mega scritta dorata a caratteri cubitali, a ricordare ai comuni mortali che in quella grigia sede di fannulloni operava il Ministro del Turismo. Nello sconcerto dei soliti comunisti e dei consueti rompiballe. Ebbene, vedo stasera che la dimessa insegna hollywoodiana è scomparsa, un po’ come la pancia di Mimmo Craig grazie all’Olio Sasso: una cafonata di meno e un poco di sobrietà in più. Effetto dimagrante Monti anche questo?

Ultimi scampoli di vacanza ogliastrina. Sole e mare in abbondanza, c’è solo l’imbarazzo della scelta di una fra le tante e splendide spiagge nei dintorni di Tortolì. Splendide, sì, ma maltrattate. Nella incantevole spiaggetta della Cartiera, dietro il porto, in due minuti raccolgo una busta di spazzatura varia (in foto): plastica, mozziconi di sigaretta, tappi, cartacce varie, bottiglie e perfino un paio di sandali ormai incartapecoriti! Colpa di chi? Turisti? Locali? Il Comune? Non lo so, ma la rabbia è tanta. La gaffe di Giuliano Amato di qualche giorno fa non rende giustizia ad una delle regioni più belle d’Italia, alla sua storia ed alle sue tradizioni, insudiciate dalla vergogna della Costa Smeralda (Costa Troppo, l’hanno rinominata degli anonimi vandali con la casacca di Robin Hood), ma la salvaguardia delle preziosissime ed insostituibili risorse naturali sarde deve essere massima. Non siamo ad Ostia Beach.

Capita. E’ festa e, fra una scribacchiata ed una lettura di quotidiani, un attimo di sbadataggine fa sì che la tv resti su Italia Uno. Va in onda quello che qualcuno si ostina ancora a chiamare un telegiornale e che, a confronto, il TG di Emilio Fede ne esce come il notiziario della BBC: Studio Aperto. Nell’edizione delle 12.55 si affastellano notizie di spessore internazionale: oltre alla solita lista di bimbi morti, caldaie killer e casalinghe scomparse, veniamo a sapere che William e Kate si sposeranno senza cocchio e ripiegheranno sulla limousine, mentre un corposo servizio ci spiega come il motore del turismo italiano rombi grazie alla presenza dei russi che calano a valanga per lo shopping. Se a Milano le bambine in età da scuola elementare non si accontentano più delle bambole, ma vogliono le borse e le scarpe, un collegamento in diretta, tra decerebrati made in Italy che devono accaparrarsi qualche capo griffatissimo, lancia la bomba: i Boris nababbi spenderanno anche 20.000 euro a testa e la nostra economia (!) va pazza per loro. Very good shopping, very good! Apre e chiude un bello spot sul Forum Nucleare Italiano. Buona visione.

Informa Il Messaggero di Roma che si è svolto un incontro fra Regione, Comune di Fiumicino e Trenitalia sui portoghesi che non pagano il biglietto sul Leonardo Express, il treno “veloce” (31 minuti, se va bene) che collega la Stazione Termini di Roma all’aeroporto di Fiumicino: 15 milioni l’anno la perdita secca per il gruppo FS. Soluzione? Mettiamo i tornelli. Bene, mettiamoli pure, per carità, i servizi vanno pagati: da assiduo frequentatore di quella tratta, tuttavia, mi permetto qualche osservazione.

Forse non tutti sanno che il viaggiatore che arriva trafelato alla Stazione, trascinando bagagli, arrancando fra i marciapiedi a pezzi di Via Giolitti e facendo lo slalom tra bancarelle e decine di automobili in doppia e tripla fila, si trova interdetto a cercare questo benedetto treno veloce fra i binari, solo per capire, sconcertato, che l’Oggetto del Desiderio parte circa un chilometro più in avanti, all’altezza delle Ferrovie Laziali. E lo sventurato non dimentichi di fare il biglietto all’inizio della Lunga Marcia, perché, ove sprovvisto di liquidi e armato solo del civile strumento della carta di credito (civile ovunque, financo in Islanda, ma non nella Capitale d’Italia), l’uomo Trenitalia al banchetto dell’Ultimo Miglio risponderà sconsolato che non potrà vendere il biglietto (a prezzo maggiorato, si capisce) perchè accetta solo moneta sonante.
E infine: sudato come un muflone, trovati 14 (rectius, qui 15) euri in fondo alla tasca dei pantaloni insaccati nel borsone, con in mano l’agognato biglietto, lo attendono due bei gradoni di ferro per accedere al Treno dei Desideri. Eh sì, perchè a Roma, a differenza delle altre capitali d’Europa (Vienna, Londra, Madrid, Stoccolma, e via cantando) lo stanco viaggiatore, magari non un virgulto di giovinezza o semplicemente carico di valigioni (non parliamo di chi si trovi in carrozzina), non può accedere a livello banchina ma si deve letteralmente arrampicare a mo’ di stambecco sui classici gradoni da treni anni ’50.
Roma è anche questo: arrivederci Roma!
Lo vedo su Piovono Rane ripreso dal sito di Saverio Tommasi. E poi vado a rileggermi la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
Arrivano i 40° nelle città e, nel fuggi fuggi generale per le spiagge nei fine settimana, si fanno progetti per l’estate. Premesso che sarebbe opportuna una riflessione più profonda sul concetto e l’idea stessa di vacanza, figlia diretta, così come la concepiamo oggi, del modello prevalente di società, due aspetti meritano di essere ricordati. Il primo è che, accanto ai villaggi tutti uguali, a prescindere dalla loro collocazione geografica, e alle vacanze mordi e fuggi, esiste anche una forma di turismo che può definirsi responsabile e sostenibile. “Turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture” si legge nel sito dell’AITR: è un approccio diverso, complesso direi, che va dall’ecoturismo, per evitare impatti ambientali (e sociali) nei territori, alla scelta di vacanze responsabili con un occhio di attenzione ai comportamenti di tour operator e strutture turistiche, ad azioni proattive per la lotta allo sfruttamento sessuale e commerciale dei minori.

Si tratta di realtà consolidate, seppure, purtroppo, ancora non troppo familiari al grande pubblico. Basti pensare che sin dal 1999 esiste un Codice Globale di Etica nel Turismo, adottato dalle Nazioni Unite nel 2001, sia pure come strumento volontario da far crescere utilizzando la cassetta degli attrezzi della responsabilità sociale, e che proprio in Italia ha sede il Segretariato del Comitato Mondiale di Etica nel Turismo, presso il Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo. Bene ha fatto Il Sole 24 Ore a ricordare il tema in un recente articolo, dedicando spazio anche al fenomeno dell’albergo diffuso, dove “si vive con gli abitanti condividendo abitudini, cibi e tradizioni”. C’è, tuttavia, un secondo aspetto trasversale legato a quanto riportato, e cioè la possibilità che il turismo, in tutte le sue forme, sia davvero accessibile a tutti, in primo luogo alle persone con disabilità, così come sancito – ce n’era bisogno! – dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ad esempio, all’articolo 30).
Sia chiaro: parliamo di un aspetto che puo’ sembrare marginale all’interno dell’ampia questione della piena integrazione delle persone con disabilità nelle società. Tuttavia, come ci ricorda Franco Bomprezzi sul Corriere della Sera, parlando di turisti disabili, che sono anche consumatori come tutti gli altri, “bisognerebbe considerare anche il beneficio, in termini di salute e di benessere, che una buona vacanza riesce ad assicurare ad una persona disabile. Spesso il riuscire a realizzare un viaggio importante (in una città d’arte, in una capitale estera, in una meta esotica) è la vera motivazione di vita che spinge a migliorare il proprio livello di autonomia e socializzazione. Nella vacanza le persone disabili sono infatti, una volta tanto, persone “normali” e non pazienti, malati, assistiti”. E non solo “a rotelle”.
La stampa si è occupata delle polemiche sollevate dalla vicenda legata a Frédéric Mitterrand, ministro francese, e alle sue dichiarate relazioni con ragazzi più giovani raccontate nel libro “La mauvaise vie”, di qualche anno fa. Ora, posto che ognuno è libero di condurre la propria vita privata, anche sessuale, come meglio crede, purchè con adulti consenzienti, temo si stia facendo, come spesso accade, un po’ di confusione fra questioni assai diverse fra loro.

Parlare di turismo sessuale, come viene comunemente definito, o pedofilia in questo caso mi sembra fuorviante. Il terribile fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori, in Italia come nei paesi del Sud del mondo, è una vera e propia piaga delle società contemporanee, soprattutto di quelle più povere: ha risollevato il tema recentemente il Corriere della Sera, denunciando come queste pratiche odiose si allarghino a paesi come Cambogia, Nepal, Macao, oltre alle tradizionali terre del sud-est asiatico. ECPAT, l’Ong internazionale che lotta contro il fenomeno, ha da poco diffuso un rapporto sulle difficoltà di assicurare alla giustizia coloro che, per noia, per curiosità o per devianza, comprano la vita sessuale dei minori.
Ebbene, alla luce del dibattito che si è avuto sui media negli utlimi tempi, mi sembra ci muoviamo su piani diversi: una cosa sono le legittime e naturali tendenze sessuali di ciascuno di noi; altro è cercare sesso a pagamento con persone consenzienti (quale tipo di sfruttamento molto spesso sia dietro alla scelta di vendere il proprio corpo è questione ancora a parte); altro ancora è costringere un adulto o, addirittura, un minore, ad un rapporto sessuale. Questo, mi sembra, è il punto su cui impegnarsi sempre più e da tenere nettamente distinto, per evitare il rischio, nel frullatore mediatico, di non tenere alta la guardia.













































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