Stai visualizzando l'archivio dei tag per il tag ‘Rifiuti’ .

Ultimi scampoli di vacanza ogliastrina. Sole e mare in abbondanza, c’è solo l’imbarazzo della scelta di una fra le tante e splendide spiagge nei dintorni di Tortolì. Splendide, sì, ma maltrattate. Nella incantevole spiaggetta della Cartiera, dietro il porto, in due minuti raccolgo una busta di spazzatura varia (in foto): plastica, mozziconi di sigaretta, tappi, cartacce varie, bottiglie e perfino un paio di sandali ormai incartapecoriti! Colpa di chi? Turisti? Locali? Il Comune? Non lo so, ma la rabbia è tanta. La gaffe di Giuliano Amato di qualche giorno fa non rende giustizia ad una delle regioni più belle d’Italia, alla sua storia ed alle sue tradizioni, insudiciate dalla vergogna della Costa Smeralda (Costa Troppo, l’hanno rinominata degli anonimi vandali con la casacca di Robin Hood), ma la salvaguardia delle preziosissime ed insostituibili risorse naturali sarde deve essere massima. Non siamo ad Ostia Beach

Dal blog di Giulio Laurenzi, per il Giappone.

Non è che giornali e televisioni ne abbiano parlato assai, probabilmente impegnati con ragazzine massacrate e alchimie politiche fra responsabili e futuristi: l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) ha dichiarato che la pubblicità del Forum nucleare italiano (di cui avevo diffusamente parlato qualche tempo fa) non è conforme agli articoli 2 e 46 del Codice di Autodisciplina della comunicazione e ne ha ordinato pertanto la cessazione, perché si tratta di una pubblicità ingannevole. Insomma, le imprese che si stanno dando da fare per entrare nel profittevole campo del nucleare italiano, dicono coloro che assicurano la corretta applicazione del Codice della Comunicazione Commerciale, hanno messo in onda una pubblicità che non faceva corretta informazione su un tema delicatissimo come quello dell’energia nucleare. Chiaro? Il Ministero competente, vista anche la tragedia giapponese ed i rischi di radiazione in corso laggiù, interverrà sicuramente. Spero.

Ma voi lo sapete che significa percolato? Si tratta del “liquido che si forma in una discarica esposta all’azione di acque meteoriche” (dal Devoto Oli 2011): merda tossica allo stato puro, insomma. Questo liquido, sembrerebbero attestare le intercetteazioni, sarebbe stato tranquillamente versato nel mare del napoletano, con gravissimi rischi per la salute pubblica e l’ambiente. In realtà, dopo aver letto Gomorra, nulla di nuovo, se non che gli sversatori in questo caso sarebbero uomini e donne delle istituzioni. Nessuna sorpresa, dopotutto, sullo stato penoso delle acque della costa che da Roma scende al Sud, lungo chilometri e chilometri di spiagge violate dal cemento abusivo, da ristoranti venuti su dal nulla, da stabilimenti ai limiti della legalità, da seconde e terze case edificate da fantasmi e che resistono in spregio a qualsiasi vincolo di tutela del terrtorio. L’Italia del cemento va a braccetto con l’Italia delle acque al veleno, unita nello sfruttamento delle risorse primarie del Paese, alla faccia di leggi e buon senso. E c’è chi si arrabbia se lo diciamo all’estero…

Meno scalpore ha fatto l’incidente di Porto Torres, in Sardegna, dove lo scorso 11 gennaio, nel porto industriale di Porto Torres, sono stati sversati in mare circa 18 mila litri (18.000!) di olio combustibile. Per carità, con tutto quello che contengono i nostri mari, si tratta di poca cosa, ma è stupefacente come ormai, evidentemente anestetizzati, si sia abituati a tutto. Credo che, paradossalmente, la società globalizzata sia una delle migliori alleate delle peggiori nefandezze: semplicemente non ce la si fa, ci si dovrebbe indiginare ogni 15 minuti per fattispecie diverse e non ne abbiamo tempo e voglia. Dobbiamo lavorare, qualcuno di lavori ne ha due, abbiamo l’affitto (magari in nero), va ricaricato il telefonino, ché c’è quell’ultima vantaggiosissima offerta, e domani scade la rata della macchina che un po’ non posso stare senza perché i mezzi pubblici si sa come funzionano e dall’altra metallizzata è proprio bella. Navighiamo nel mare della globalizzazione. Di merda.

Da un po’ di tempo è apparsa sulla stampa una pubblicità su tal Forum Nucleare Italiano, che si definisce “un’associazione no-profit che vuole contribuire, come soggetto attivo, alla ripresa del dibattito pubblico sullo sviluppo dell’energia nucleare in Italia” per “favorire una più ampia e approfondita conoscenza dell’opzione nucleare e delle sue implicazioni come condizione indispensabile di un confronto non pregiudiziale su questo tema”. Primo risultato delle ricerche in materia di nucleare su Google (provare per credere!), è uno spazio tutto lindo e pulito, laico e dialogante, anche se non si capisce chi siano i membri di questa associazione. Solo spulciando nello statuto si realizza che soci fondatori sono ENEL e EDF, a loro volta  soci al 50% di Sviluppo Nucleare Italia, società che realizza studi di fattibilità per la costruzione in Italia di centrali nucleari con la tecnologia di terza generazione avanzata. Insomma, coloro che, ai sensi del decreto legislativo 31/2010, si preparano a costruire centrali in Italia, mettono su una campagna informativa sul nucleare, che mira a riavviare il dibattito sul tema.

Sia chiaro: tutto legittimo e, per alcuni versi, apprezzabile. Ma allora perché non dirlo chiaro chiaro sul sito senza facciate da associazione culturale? 

E, a proposto di trasparenza sul tema del nucleare (a cui, lo ammetto, sono ideologicamente e parzialmente contrario, fors’anche per un tantinello di scorie di cui nessuno sa che fare), tre cosine.

Uno: sulla home page del sito del Ministero dello Sviluppo Economico, dicastero titolare della vicenda relativa alla futura strategia nuclare italiana (di cui all’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 31 del 2010), non sono riuscito a trovare la parola “nucleare”.

Due. All’articolo 22 del decreto 31 si parla, correttamente, di Comitati di confronto e trasparenza presso territori prescelti per l’installazione di centrali, allo scopo di garantire alla popolazione, che magari non si strapperà i capelli dalla felicità di avere una centrale nucleare dietro l’angolo, la massima informazione ed il più ampio confronto (tipo stakeholder engagement, diciamo): ebbene, su 16 membri, solo 1 (sì, uno!) è rappresentante delle associazioni ambientaliste, tutti gli altri sono burocrati. Fantastico.

Tre. Nel Programma Nazionale di Riforma, presentato in bozza lo scorso novembre nella fase di avvio del Semestre Europeo all’Unione europea, approvato dal Consiglio dei Ministri del 5 novembre 2010 e redatto dall’Ufficio di Segreteria del CIACE sulla base dei contributi di tutte le Amministrazioni interessate, si legge al punto 3.1.4 (“Il nucleare per la crescita dell’economia italiana”) che ”nel 2050 uno degli scenari plausibili prevede che vi saranno circa 9 miliardi di abitanti del pianeta che produrranno 3-4 volte la ricchezza odierna, attesa anche l’emancipazione veloce dei Paesi oggi emergenti. Ciò richiederà il doppio dell’energia rispetto al fabbisogno attuale”. Nove milardi di persone stipate come sardine che producono ricchezza? Emancipazione? Doppio dell’energia? Pare di sì, e chi se ne importa della sostenibilità del pianeta. Conclusione? “E’ quindi essenziale cominciare da subito a prevedere il rafforzamento o (per l’Italia) l’introduzione dell’unica fonte che rende possibile coniugare la sicurezza degli approvvigionamenti, l’economicità e la sostenibilità ambientale, economica e sociale: il nucleare”.

Ma è proprio una fissazione. Nucleare.

Dicono che l’emergenza dello sversamento del greggio nel Golfo del Messico a seguito del disastro della BP, che si era addirittura precipitata a chiedere aiuto e suggerimenti sul come rimediare, sia praticamente finita. Il danno è incalcolabile, e trovo anche assurdo quantificarlo in dollari: ma se desertificassimo la foresta amazzonica (ci arriveremo), possiamo pure dire pure che ci costerà un fantastilione di dollari, ma sempre senza foreste saremo, con un colpo mortale al Pianeta. Del fantastilione ci frega assai! Massimo Mucchetti ricorda come il disastro fosse evento annunciato: a fronte di bei bilanci di sostenibilità pubblicati, e sui quali va fatta finalmente una riflessione, la situazione finanziaria e di sicurezza di BP era da brivido. E non serve andare molto lontano: la Gomorra Campana, il lurido litorale laziale, la cementificazione selvaggia delle nostre coste sono testimonianze pernenni dello sprezzo dell’ambiente e dell’ecosistema.

In questa  situazione, si continua, paradossalmente ed ad ogni manovra finanziaria, a parlare di sviluppo, sviluppo e sviluppo, senza avere la capacità di andare con lo sguardo oltre la manovra (e le maree nere) per parlare seriamente di società sostenibile, al di là di tutte le contingenze. Amartya Sen lo ripete da anni, Serge Latouche ci parla della “invenzione” dell’economia e di una società della decrescita. Ci immaginiamo un pianeta con 12 miliardi di persone che vivono come si vive noi fortunati? Consiglio per i duri e puri delo stapotere dell’homo oeconomicus: è tempo di ferie, perchè non fare una capatina nell’isola che non c’è? Seguite la corrente subtropicale del Pacifico del Nord  e ci arrivate comodamente: sono ben 2500 chilomentri di plastica e monnezza galleggiante. Buona abbronzatura!

Recentemente il New York Times ha pubblicato un articolo sul problema che per Venezia rappresenta il numero elevatissimo di bottigliette d’acqua in plastica che fanno bella mostra di loro galleggiando in laguna a vantaggio di turisti e veneziani e del marchio Acqua Veritas lanciato dal Comune, ovvero pura acqua di rubinetto!
© NYT

© NYT

Gli italiani, infatti, sono campioni nell’acquisto dell’acqua in bottiglia, con una media di 150 litri a testa all’anno, una vera assurdità in termini di costi per il consumatore e di danni per l’ambiente, alla luce del fatto che in Italia esistono controlli scrupolosi che fanno sì di avere a disposizione quasi ovunque acqua potabile e a costi irrisori.

Non mancano, fortunatamente, le inziative per riscoprire l’acqua del rubinetto, come Imbrocchiamola, lanciata da Altreconomia, che vuole farci ricordare come sia più naturale ed economico non dimenticare uno dei diritti fondamentali di ogni cittadino, quello all’acqua potabile, magari premiando quei ristoranti che servono acqua corrente in caraffe!

Da qualche settimana tiene banco, più del solito, il tema dei rifiuti. Il problema della “spazzatura”, assieme a quello dell’acqua e del cibo, è uno dei fattori che compongono il grande problema della sostenibilità di una società lanciata verso lo sviluppo lineare ed infinito.

rifiuti

L’Economist ha dedicato recentemente un dossier alla questione, ponendo l’accento anche sul valore economico del riciclaggio, e delle situazioni di sperequazione che, nenache troppo paradossalmente, genera nei paesi in via di sviluppo, dove recupero e riciclo sono il sostentamento di grandi masse di poveri.

Allora, in una sitauzione in cui le “cose” ci sommergono letteralmente sempre più, la domanda che forse andrebbe posta è se e quanto abbia senso, in uno scenario globale, incentivare nuovi acquisti, pure ecologici. Dove metteremo i nostri vecchi elettrodomestici e le nostre auto? E chi le erediterà?

Inserisci la tua e-mail

IL MIO CV

MY PROFILE ON LINKEDIN

SU LIQUIDA

SU E-BUZZING LABS

Wikio - Top dei blog - Politica

Aggiornamenti Twitter

NON SONO SU FACEBOOK

PER UNA CULTURA DELL’INTEGRITA’

PRESENTATORE REGISTRATO

UN SITO SERISSIMO

NO NUKE

NO IMPACT PROJECT

SSPA

ALLIEVI SSPA

INNOVATORI PA

NIENTE SCUSE

QUESTO SITO SOSTIENE SAVIANO

SLOW FOOD

VIVERE CON LENTEZZA

SONO UN FAN

TRANSPARENCY

SOSTENGO

CALENDARIO

giugno: 2012
L M M G V S D
« mag    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

STRUMENTI

USA SKYPE

NOTIZIE

Archivi

alfredo.ferrante@email.it

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.