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Ormai mi ripeto ma mi trovo ad essere d’accordo su molte delle cose che Joseph Aloisius Ratzinger dice su crisi, etica e dintorni. Non so se preoccuparmi o arrivare alla conclusione che le classi politiche europee che ci hanno condotto mano nella mano nel baratro non hanno nessunissima possibilità di tirarcene fuori. E continuo ad avere il mutuo.

Il blogger (un po’) rosicone sono io. Dopo aver scritto un commento al recente pezzo di Piegiorgio Odifreddi sul suo blog sulle parole di Draghi e sulle reazioni della Chiesa dopo la distruzione della statuina della Madonna, alla luce delle devastazioni di Roma, non sono stato pubblicato. E allora la mia risposta ignorata la metto qui.

Caro Odifreddi, propongo due battute sulle questioni che lei solleva.

La prima su Draghi. È ben vero che la nomina ha natura governativa, ma Governatore di BI e Presidente della BCE godono di una indipendenza tale da poter parlare praticamente indisturbati. Può essere un bene o un male (dipende), ma prenderei, da parte mia, l’aspetto positivo del sostegno offerto ai giovani indignati.

La seconda sulla statua frantumata. Confesso (sic!) da persona non credente di avere provato un fortissimo disagio nel vedere la furia con cui il nostro apprendista demolitore si accaniva contro quel simulacro e sono quasi certo che moltissimi (laici, atei, agnostici, et cetera)hanno provato lo stesso sentimento di ripulsa, che deriva dal rispetto dovuto a credenze insondabili ed insindacabili. Detto questo, è evidente che non sono mancate scene di inaudita violenza (ho provato a descriverle da malcapitato testimone qui e qui, ad esempio): la condanna è però netta, aldilà di quel che dica la Chiesa, che separerei decisamente dai sentimenti dei credenti.

Strombazzato come evento televisivo dell’anno, il programma di Vittorio Sgarbi viene cancellato alla prima puntata. Dopo il flop, qualcuno si domanda quanto è costato il programma: sembrerebbe un milione di euro solo per Sgarbi e otto milioni per tutte le puntate ma il Nostro smentisce e parla di 500 mila euro per tutte le cinque puntate. Francamente? Santa pace, almeno per un po’. Si chiede Odifreddi se questo significhi l’ennesima sconfitta della cultura. Io credo che Sgarbi sia eccelso nel recitare il suo personaggio, e che possa essere utile a rimestare il rimestabile nei programmi pomeridiani di bassa lega traboccanti di mezze tacche (basta rivedere la violenza inaudita e gratuita nel dibattito sul crocefisso nel video pubblicato qua sotto), ma che, alla fin fine, piaccia a sé stesso e basta. Si compri uno specchio e ci lasci in pace.

Dopo un qualche momento di aggiustamento, si moltiplicano gli interrogativi su quello che è successo nel blitz per la cattura di Osama Bin Laden. Credo nessuno si sia strappato i capelli per la morte del mandante dell’eccidio delle torri gemelle, siamo onesti. Tuttavia, e mi rendo conto che alcuni dei miei amici statunitensi possano incazzarsi (molto probabilmente lo farei anche io al posto loro), questo gioire della morte di qualcuno, per quanto spregevole, non mi piace: almeno qui da noi. Mi sembra che Antonio Cassese riassuma lucidamente la situazione.

© Giulio Laurenzi http://giuliolaurenzi.blogspot.com/

Una bara di cipresso dentro un’altra di piombo all’interno di una terza in noce: aperta la tomba in cui  riposava Giovanni Paolo II. Comincia la tre giorni della beatificazione di Wojtyla che, manco a dirlo, sarà l’ennesima prova di tenuta per la città. Un milione di fedeli previsti, colonne di pellegrini, bus deviati, zone vietate et cetera. Bene: a me piace che Roma sia il centro di eventi significativi, religiosi o meno. E metto anche da parte lo stress cui saranno sottoposti i romani che, come noto, posseggono un alto grado di tolleranza (menefreghismo direbbe qualcuno). Ed aggiungo anche che giustamente il Comune si è impegnato nella organizzazione e la gestione di questa celebrazione del cui aspetto religioso, pure, a molti interessa ben poco. E fin qui, tutto bene.

Epperò è davvero insopportabile come la politica tenda a dimenticare che Stato e Religione sono due cosine ben distinte: ma come diavolo (ops!) si fa a dire che «Chi non ha grande interesse per la beatificazione di Papa Wojtyla, e mi auguro siano pochissime persone, forse è meglio che vada a fare una gita fuori porta, perché sicuramente la città sarà fortemente sollecitata»? Parola di Sindaco di Roma Gianni Alemanno. E perché mai negare il diritto a chi della beatificazione del Nostro non cala nulla di starsene a Roma turandosi il naso e aspettare che passi? E perché mai dare per scontato che la maggioranza dei cittadini siano cattolici apostolici romani? E perché mai aggiungere un inciso («e mi auguro siano pochissime persone») che fa inalberare anche i più tolleranti? E, soprattutto, perché mai spendere soldi pubblici per accostare impropriamente Dio e Governo (grazie Luca Sappino)? Mistero della fede.

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) è Ente pubblico nazionale con il compito di svolgere, promuovere, diffondere, trasferire e valorizzare attività di ricerca nei principali settori di sviluppo delle conoscenze e delle loro applicazioni per lo sviluppo scientifico, tecnologico, economico e sociale del Paese (così recita l’art. 2, comma 1, del decreto legislativo n.127 del 4 giugno 2003). Ebbene, la cosa è stata trattata ampiamente da giornali e blog, dal 2004 è vice-presidente del Centro Roberto de Mattei, che da qualche tempo esterna su peccati, terremoti, gay e barbari: dice il Nostro, ad esempio, che non è legittimo dare forza giuridica alle tendenze sessuali, che il terremoto in Giappone deriva dal castigo divino e che l’Impero Romano è caduto a causa degli invertiti (sì, proprio così, invertiti). Banalizzo, ma il succo è questo.

Uno scampato al sisma ringrazia la benevolenza divina dell'Altissimo: bene, bravo, bis!

Sacrosanta la libertà di parola. Altrettanto sacrosanto il diritto di indignarsi per cose del genere, tanto che è partita una petizione per chiedere le dimissioni del professor de Mattei, alla quale ho aderito. Lui, naturalmente, non ci pensa proprio, ma ritengo questa sequela di dichiarazioni un fatto molto grave, e per due ordini di motivi. Il primo è che offendono tutti, non solo i morti del terremoto, o coloro che hanno orientamenti sessuali diversi dai suoi: dichiari ciò che vuole, ma sia pronto a prendersi tutte le critiche conseguenti. Il secondo è, a mio modo di vedere, ancora più serio: egli è vice-presidente di uno degli enti più importanti dello Stato italiano e, in quanto tale, rappresenta la Repubblica. Ruoli di questo tipo richiederebbero quanto meno prudenza e sobrietà, e sarebbe opportuno evitare sparate ad alzo zero. Addirittura, ricorda Odifreddi sul suo blog, de Mattei si fa cavaliere del creazionismo, che, ad occhio e croce, è una teoria che fa a cazzotti con la missione del CNR. Ma questo, evidentemente, è secondario.

Professore, glielo vada a dire lei ai senza tetto giapponesi (o aquilani, perché no) che “le grandi catastrofi sono spesso una benevola manifestazione della misericordia di Dio”. Dai, si levi la giacchetta e riparliamone.

Uno. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della rimozione del giudice di pace che si era rifiutato di tenere udienza in presenza della esposizione del crocefisso: “La presenza di un Crocefisso – scrive la Cassazione – può non costituire necessariamente minaccia ai propri diritti di libertà religiosa per tutti quelli che frequentano un’aula di giustizia per i più svariati motivi e non solo necessariamente per essere tali utenti dei cristiani, con la conseguenza che il giudice [...] non poteva rifiutare la propria prestazione professionale solo perché in altre aule di giustizia (rispetto a quella in cui egli operava) era presente il Crocefisso».

Due. Una nota circolare dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio del Ministero dell’Istruzione, nel disporre il lancio della giornata-convegno “Oggi scelgo io” sull’avvio dei maturandi all’università, riporta, fra l’altro, che “anche il luogo dove si svolgerà il Convegno ne sottolinea l’intento: il Santuario del Divino Amore è meta tradizionale di pellegrinaggi che si svolgono soprattutto di notte. Oggi come ieri, il Santuario si offre a tutti – cattolici e di altra religione, credenti e non credenti, italiani e stranieri, tutti cittadini e pellegrini di Roma – come il traguardo di un viaggio notturno, passaggio umano denso di difficoltà ma che si conclude nella luce del mattino…”. Alcuni si risentono.

Tre. La Corte europea dei diritti dell’Uomo emetterà il prossimo 18 marzo la sentenza definitiva sulla presenza del crocefisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane, a seguito della prima pronuncia a  favore della signora Lautsi che aveva fatto ricorso contro il simbolo cristiano. La Corte aveva giudicato la presenza del crocefisso nelle scuole statali come ”contraria al diritto dei genitori di educare i propri figli secondo le loro convinzioni e al diritto dei minori alla libertà di religione e di pensiero”. l’Italia era stata condannata a risarcire 5.000 euro alla Lautsi per danni morali ed il governo italiano aveva – inspiegabilmente, a mio modo di vedere – presentato ricorso nel gennaio 2010.

Mi sembra che Chiara Saraceno abbia ben chiarito i limti della questione relativa alla laicità dello Stato, che non significa indifferenza o, magari, eliminazione dei credi religiosi, parte fondamentale delle coscienze di tantissimi cittadini, ma doversosa neutralità della parte pubblica rispetto ad aspetti propri della intima spiritualità delle persone, rispettando, così, anche la posizione di chi non crede. Il panorama che abbiamo davanti mi sembra configuri, e certo non da oggi, una commistione fra Repubblica e Religione (cattolica, in questo caso, ma sarebbe lo stesso con altre religlioni) che stona fortemente con la Carta Costituzionale, che pure ha concesso enormi spazi alla Chiesa Cattolica. Le chiese fanno il loro “lavoro”, naturalmente, ed è giusto e legittimo che abbiano tutti gli strumenti e le condizioni per farlo, ma lo Stato deve fare altrettanto, ed a favore di una ben più ampia platea. A me, personalmente, il crocefisso non dà alcun fastidio, ma è indiscutibile che in termini di irrinunciabile laicità dello Stato, un problema esiste. Negarlo non fa bene a nessuno, e men che meno ai cattolici.

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