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Parla La Russa 2 e fa l’ennesimo sproloquio sulla malattia gay. Dopo i tanti exploit degli ultimi anni da parte di politici vari, merita un ex aequo con il finora inarrivabile Mimmuzzo. E poi uno pensa: ma farsi i fatti propri e astenersi dall’elargire pillole di saggezza da bar, no? Perché magari – e dico magari – a forza di sparare addosso a chi non è esattamente come te qualcuno potrebbe pensare che questi/e “diversi/e” stonano con l’ambiente e vanno dunque, seppur cortesemente, accompagnati alla porta. E magari – sempre magari – ci pensino uno zinzinino anche i giornalisti (e i giornali) che danno grande spazio ai retti Soloni de noantri.

L’economia e le tasche del Paese vanno a rotoli ed ha ancora voglia di raccontare barzellette e scherzare sul prossimo (l’ennesimo) nome di partito mentre in Aula si urla “Vai a farti scopare” ad una donna deputato dell’opposizione (qui la cronaca di Andrea Sarubbi). Il tutto mentre si celebrano i funerali di Barletta. Siamo ai rantoli, è incredibile, me ne vergogno, come cittadino e come servitore dello Stato. Ormai siamo, definitivamente, lo zimbello del mondo. E a chi ci appelliamo, al Parlamento dei nominati? E’ una situazione di disperata impotenza da cui, davvero, non ho idea come si possa uscire. Una cosa è certa: non possiamo, come sistema Paese, reggere ancora molto.

Aggiornamento delle 20.35: Go Pussy sulla CNN. E vai.
Sabato notte, mezzanotte circa, torno a casa in motorino. Per un tratto di strada mi accompagna una macchina da decine di migliaia di euro cabriolet, che sgomma allegramente nel traffico con quattro giovanotti carichi per l’imminente movida, musica a palla. Li segue una macchina con quattro ragazzine che urlano dai finestrini. Inizia la serata, molto probabilmente. Arriviamo ad un semaforo e sbuca infagottato (comincia a fare freddino) un ragazzo pachistano che, sorridendo, chiede ai quattro maschietti di pulire il vetro del macchinone. Risate a crepapelle, lo mandano dietro a pulire il parabrezza delle quattro donzelle. Si avvicina, confabulano, scatta il verde e le auto sgommano, portando via le loro radio sparate. Il ragazzo resta là un paio di secondi, tanto è abituato, e si rimette ad aspettare pazientemente il prossimo rosso, quando sfodererà un sorriso disarmante. L’ennesimo.

«Non escludo affatto che, nell’improbabilissima eventualità che diventasse sindaco, de Magistris discriminerà sul piano dei servizi sociali le famiglie con figli favorendo femminielli, gay, trans riconosciuti attraverso ‘registri’ che ne legittimino le unioni». Ennesimo intervento sul tema dell’orientamento sessuale del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per la famiglia, al contrasto delle tossicodipendenze e al servizio civile, Carlo “Ikea” Giovanardi.

Il Senatore Giovanardi, coerentemente, non fa mistero delle proprie posizioni ultraconservatrici e, val la pena rimarcarlo, pienamente legittime seppur, al contempo, criticabili. Quello che stavolta credo debordi dalla legittima opinione personale e politica, con la quale sono in profondo disaccordo, è l’utilizzo peloso del termine “femmininiello”, a mò di dispregiativo di omosessuale, con ciò intendendo (ci dice il Devoto-Oli) un giovane travestito, spesso dedito alla prostituzione. Come dire frocetti, insomma. Un evidente utilizzo denigratorio che trovo francamente inaccettabile da un rappresentante del Governo della Repubblica, qualunque possa essere l’orientamento. Siamo davvero alla deriva su una zattera malconcia, ragazzi.
Ho perso il conto delle esternazioni omofobe offerte da esponenti della maggioranza di Governo, Presidente del Consiglio incluso. L’ultima, sulla azzeccata pubblicità dell’Ikea, a cura del Sottosegretario alla Famiglia, è addirittura grottesca. Per fortuna ci pensa Buttiglione a fare punti per l’opposizione, ancora una volta sparandola titanica: «Ci sono le famiglie tradizionali che fanno crescere i bambini e li educano. Questi quando sono grandi pagano tasse e contributi anche per le pensioni e l’assistenza sanitaria di quelli che i bambini non li hanno avuti, e che hanno avuto invece molti soldi in piu’ durante la vita. Senno’ da dove pensiamo che si prendano i soldi per pagare le pensioni ai gay?». Ecco, se lo ricordi il PD quando pensa all’alleanza con l’Uddiccì…

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) è Ente pubblico nazionale con il compito di svolgere, promuovere, diffondere, trasferire e valorizzare attività di ricerca nei principali settori di sviluppo delle conoscenze e delle loro applicazioni per lo sviluppo scientifico, tecnologico, economico e sociale del Paese (così recita l’art. 2, comma 1, del decreto legislativo n.127 del 4 giugno 2003). Ebbene, la cosa è stata trattata ampiamente da giornali e blog, dal 2004 è vice-presidente del Centro Roberto de Mattei, che da qualche tempo esterna su peccati, terremoti, gay e barbari: dice il Nostro, ad esempio, che non è legittimo dare forza giuridica alle tendenze sessuali, che il terremoto in Giappone deriva dal castigo divino e che l’Impero Romano è caduto a causa degli invertiti (sì, proprio così, invertiti). Banalizzo, ma il succo è questo.

Uno scampato al sisma ringrazia la benevolenza divina dell'Altissimo: bene, bravo, bis!
Sacrosanta la libertà di parola. Altrettanto sacrosanto il diritto di indignarsi per cose del genere, tanto che è partita una petizione per chiedere le dimissioni del professor de Mattei, alla quale ho aderito. Lui, naturalmente, non ci pensa proprio, ma ritengo questa sequela di dichiarazioni un fatto molto grave, e per due ordini di motivi. Il primo è che offendono tutti, non solo i morti del terremoto, o coloro che hanno orientamenti sessuali diversi dai suoi: dichiari ciò che vuole, ma sia pronto a prendersi tutte le critiche conseguenti. Il secondo è, a mio modo di vedere, ancora più serio: egli è vice-presidente di uno degli enti più importanti dello Stato italiano e, in quanto tale, rappresenta la Repubblica. Ruoli di questo tipo richiederebbero quanto meno prudenza e sobrietà, e sarebbe opportuno evitare sparate ad alzo zero. Addirittura, ricorda Odifreddi sul suo blog, de Mattei si fa cavaliere del creazionismo, che, ad occhio e croce, è una teoria che fa a cazzotti con la missione del CNR. Ma questo, evidentemente, è secondario.
Professore, glielo vada a dire lei ai senza tetto giapponesi (o aquilani, perché no) che “le grandi catastrofi sono spesso una benevola manifestazione della misericordia di Dio”. Dai, si levi la giacchetta e riparliamone.
Di tutte le recenti “movimentazioni” della politica italiana degli ultimi giorni, dell’appello del Presidente Napolitano, delle grida fuori e dentro le aule del Parlamento, dei “föra di ball“, mi ha fatto decisamente impressione che i deputati Osvaldo Napoli e Massimo Polledri abbiano male apostrofato Ileana Argentin, deputata e persona con disabilità, che, non avendo possibilità di muovere le mani, applaudiva tramite il suo assistente. Questo avvitamento della vita pubblica e politica del Paese, di fronte ad un panorama sociale sottoposto a fortissime tensioni, è preoccupante e lunare ed è figlio – anche – di un Parlamento deresponsabilizzato prodotto delle liste bloccate e pessimo esempio per tutti. Clima asfittico e nubi all’orizzonte.

Da "Visti da Vincino" http://vistidavincino.vanityfair.it/
I venti minuti di tragitto che impiego in moto da casa al lavoro e viceversa sono una buona occasione per farmi una solida cultura in termini di manifesti pubblicitari, di cui Roma vergognosamente abbonda ovunque, come testimoniano da anni quei testardi di Cartellopoli, il cui sito è stato inspiegabilmente oscurato. I manifesti elettorali e di politica sono, tuttavia, i migliori, un po’ perché sfacciatamente inutili (ma chi cambia idea leggendo un manifesto?!?), sia perché pieni di strafalcioni: ricordo il fantastico “Marazzo” con un bel ”da’ ragione” che ha fatto epoca. Insomma, non ci si annoia mai. I manifesti più curiosi, però, sono quelli dei partitini misconosciuti e dalle dubbie origini, che proprio a Roma vivacchiano. Il primo è il celeberrimo Popolo di Roma, formato da simpaticoni nostalgici dell’Impero che, nel programma gridano (giuro!): «ROMANO, svegliati e sorgi! Il suolo che oggi calpesti è sacro: dove esistevano paludi e barbarie, i nostri Padri hanno fissato per sempre Civiltà, Ordine, Legge, Prosperità, Giustizia e Bellezza! ROMANO, questa Grandezza è in te! E’ la tua IDENTITA’. Rilanciala verso il Futuro: TU solo puoi farlo! ROMANO, segui l’esempio, diventa esempio!». Sono quelli del meraviglioso “Taci padano” rivolto all’alleato Bossi, insomma.

Non sono da meno quelli del Popolo della Vita (sì, un altro popolo) che, zitti zitti, ogni tanto se ne escono con manifesti da incorniciare. L’anno scorso, con apprezzabile citazione cinefila de “Il pianeta delle scimmie” (quello con Charlton Heston, non la patacca di Tim Burton), se la prendevano con i gay, equiparati a scimmie, anche se il protavoce del movimento, Diego Righini (allo stesso tempo portavoce di Gianni Giacomini, presidente in quota Pdl del XX municipio) negava decisamente. Oggi, più morbidamente, augurano ai romani un 2011 senza corruzione, sostenendo che «Possono comprare (ma chi?) i deputati, ma no i nostri valori». Sono più tranquillo. Per chi voglia approfondire le tematiche dei PDVini, nel manifesto dei valori (quelli che non sono in vendita, per capirci) si sostiene che «pietra miliare è la convinzione che proprio nell’idea di Roma, manifestazione di un modus vivendi ordinato (sic!), riproponibile a Bisanzio come a Mosca, si possa dare vita ad una Europa che sia l’anima solidale dei cento popoli che la compongono, indipendente dalle logiche della globalizzazione ed unico vero argine al fondamentalismo». Contenti loro…
La terribile vicenda di Maricica Hahaianu, infermiera rumena deceduta a seguito del colpo ricevuto per un banale diverbio, sta già esaurendo la sua appetibilità mediatica, un po’ oscurata dalla morte della povera Sarah Scazzi, su cui le televisioni si gettano voraci imbastendo nuovi processi in video che assicurano mesi di dibattiti tra esperti. Non possiamo, però, gettarcela alle spalle come l’ennesimo episodio di violenza metropolitana o come una tragica fatalità. Io mi rifiuto di farlo. Trovo il tutto tremendamente raggelante: un pugno in pieno volto ad una donna da parte di un bravo ragazzo (così amici e vicini si affannano a definirlo), i passanti frettolosi in una stazione degradata di una periferia, la disperazione della famiglia, la morte di una lavoratrice. Ma che senso ha? Quali i perché di eventi di questo tipo?

Non ho accesso a Facebook, ma leggo dai quotidiani di oggi che si sono moltiplicati i messaggi di solidarietà sulla bacheca eletronica del bravo ragazzo, fra cui spiccava un «Non mollare mai, sei tutti noi». Davvero rabbrividisco. Valuteranno i giudici, ma il fatto lo abbiamo putroppo visto tutti ed auspicherei una cautela più decorosa. Non solo perché, a giudicare da quello che il Nostro scriveva in precedenza, non mi sembrava proprio un buon samaritano, ma perché trovo mostruoso che tra i giovani ragazzi del muretto della fermata Lucio Sestio di Roma nessuno sembri provare un po’ di pietà per Maricica: addirittura una ragazza della comitiva ha detto ai giornalisti, in un romanesco avaro di vocaboli e di idee, che quella se l’è cercata. Mancava il circo Barnum de L’Arena di Domenica In (povero Corrado, fortunatamente per lui non ci vede) dove la madre dell’aggressore racconta come il figlio avesse rimproverato la donna dicendole «Ma al tuo paese non fate la fila?», altra questione che puzza di razzismo lontano un miglio e su cui Franco Bomprezzi dice parole sante. Povera Roma e poveri noi.
«Non c’è alcun documento di Hitler che dicesse di ‘sterminare tutti gli ebrei», parola di un professore dell’Università di Teramo, durante una lezione ripresa in video e riportata sul suo sito personale. Premesso che il Prof. non era nuovo a manifestazioni di questo tipo, devo stringere i denti ed accettare, fatte salve le decisioni che le Università prendono nella loro autonomia, che si professino tesi del genere: penso sia meglio una aberrazione in più che una verità in meno.

La domanda, magari retorica e sciocca, nel giorno in cui Priebke viene pizzicato a fare tranquillamente la spesa in un Paese in cui il Presidente del Consiglio dei Ministri racconta barzellette sugli ebrei, è: ma il Prof. in questione li ha mai sentiti i sopravvissuti italiani ai campi di sterminio raccontare le loro storielle? Io sì.
Eh beh, la classe non è acqua. Ed è risaputo che noi Romani di cotiche ce ne intendiamo. E poi, eredità della Trota a parte, e tralasciato qualche dito medio qua e là, anche un Ministro della Repubblica Italiana, impegnato nel supervisionare le severe selezioni del rinomato concorso di Miss Padania, ha diritto ha qualche sano momento di svago: “SPQR? Sono porci questi Romani!”. E vai giù a farci quattro risate, tanto sui Napoletani colerosi già aveva detto la sua riverita opinione l’On. Salvini, anima popolare del movimento leghista.

Arriva prima un pepato commento capezzoniano che recita testualmente: «E’ davvero sbagliato che una parte di ceto politico si abbandoni a polemiche e strumentalizzazioni per una battuta poco felice di Umberto Bossi – dichiara Daniele Capezzone, portavoce del Pdl – bisogna distinguere le parole della Lega dai comportamenti dei dirigenti leghisti, Bossi in testa, che sono invece sempre correttissimi e seri su tutti i dossier più importanti, a cominciare da quelli che hanno riguardato il Centro e il Sud». Attendevo possibili reazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana che arrivano e, in un comunicato di Palazzo Chigi, dice di aver rassicurato il sindaco Alemanno e di aver già parlato con Bossi che ha ribadito come la sua fosse soltanto una battuta sul filo dell’ironia (!) del noto fumetto francese Asterix di qualche anno addietro. Il Presidente Berlusconi ha infine sottolineato di avere raccomandato ai Ministri di tenere un comportamento sempre e doverosamente istituzionale (insomma, non sacramentate, birbantelli!).
Ho solo una domanda: ma quali diavolo di fumetti di Asterix si sono letti costoro? Il “Sono pazzi questi Romani” di Obelix era ben altra cosa…. Ma poi ho realizzato: ci si riferiva ad una pietra miliare del cinema italiano, S.P.Q.R. dei Vanzina. Meno male che Boldi precisa. Il tutto in attesa dei Liguri braccine corte la prossima volta.
Bastano 79 centesimi e andare sul negozio virtuale della Apple, l’iTunes Store, per scaricare una simpatica applicazione per il vostro iPod, “iMussolini”, che contiene più di 100 discorsi e 20 contributi audio e video del Nostro. L’ideatore dell’applicazione precisa che non si tratta di inneggiare al fascismo, dato che non vi sono commenti, ma di un modo per ”analizzare senza condizionamento ciò che accadde in quegli anni”. Risultato: numero uno negli acquisti e reazioni sdegnate, fra le altre, da parte della Associazione americana dei sopravvissuti all’Olocausto. Ora, improbabili approcci storiografici a parte, devo dire di condividere molte delle critiche che sono state sollevate.
Non si tratta, certamente, di tirare in ballo la Legge Scelba o la Legge Mancino, non potendosi rintracciare elementi che riconducano all’incitazione alla violenza o al razzismo o, ancora, alla propaganda tesa alla riorganizzazione del Partito Fascista, applicabili, peraltro, a ben altre formazioni politiche attive in Italia (qualcuno ricorderà manifesti come questo). Tuttavia, c’è da chiedersi quale sia l’utilità in termini di conoscenza storica nello scaricare i discorsi del Duce sul proprio telefono. Sebbene sbrigative reazioni come quella di Jake ed Elwood in “The Blues Brothers” di fronte ai nazisti dell’Illinois mi trovino pienamente d’accordo, la vicenda meriterebbe una riflessione approfondita e non va presa sotto gamba, specialmente dopo le – ennesime – scritte sui muri di Roma nel Giorno della Memoria.
Il dato, innanzi tutto, dice qualcosa. Dice, probabilmente, che, in un Paese in cui la tradizione fascista e la nostalgia senza memoria cova sotto la brace, anche per la mancanza di una adeguata conoscenza della storia contemporanea nelle scuole, qualcuno ha fiutato l’affare. Questo è il mercato. E basta vedere la grafica della presentazione dell’applicazione per capire che mira a solleticare proprio quel mondo. Un mondo, peraltro, fatto in gran parte da giovani o giovanissimi, che sono fra i principali fruitori di questi apparecchi, e che sono facilmente permeabili a questo tipo di rozza propaganda. E la dice lunga, infine, sul ruolo della Apple che, naturalmente, declina ogni responsabilità in merito a programmi come questi. Libertà di manifestazione del pensiero, certamente. Forse un pò pelosa.
Ancora Sud, ancora immigrazione, ancora mafie. Dopo i fatti di Rosarno, l’ennesima conferma che i peggiori mali di questo Paese sembrano sempre più incancreniti nelle regioni del Meridione, dove le organizzazioni criminali prosperano sulla lotta fra disperati: ce lo ricorda, ancora una volta, la lucida analisi che fa Saviano di questo allucinante stato di cose dopo il tritolo di Reggio Calabria. Ma come è possibile che territori interi dello Stato siano abbandonati allo strapotere delle cosche? Come è possibile che esseri umani vengano sfruttati sotto regime di caporalato infame? E come è possibile che questi schiavi vadano bene per raccoglierci pomodori o agrumi ma non per condurre una vita dignitosa?

Ebbene, in Italia accade questo, accanto ai morti sul lavoro, al nero diffuso, all’evasione fiscale massiccia. Di chi è la colpa? Il Ministro Zaia ha parlato oggi di un marchio etico a garanzia delle filiere della produzione, un pò come accade per il lavoro minorile. Come dargli torto? Ma basterebbe una certificazione, con tutte le difficoltà e la complessità che comporterebbe, a garantire che le persone non vengano trattate come bestie? Siamo, purtroppo, talmente obnubilati da un modello di consumo spasmodico che non abbiamo il tempo, la voglia o la forza di fermarci a scandalizzarci ed indignarci. Il tempo delle solite reazioni, spesso anche strumentali, della politica sui giornali (fra una corsa e l’altra per i saldi, beninteso), qualche filmato che alimenti il terrore dei benpensanti e via così, fra dieci giorni tutto sarà sepolto e dimenticato.
La questione meridionale oggi è legata a filo doppio con lo sfruttamento degli immigrati disperati, che vengono in Italia per tentare di sopravvivere e trovano, spesso, l’inferno. C’è chi delinque, non c’è dubbio, ma l’individuazione del nemico è un rischio che va allontanato con tutte le forze. La Calabria va male perchè ci sono i neri? Ma quando mai! La Calabria va male perchè impera indisturbata la malavita organizzata di stampo mafioso, impestando la vita civile e la fibra della società, incancrenendo l’economia, sfinendo le persone per bene e deprimendo lo sviluppo. E la cosa peggiore è che ci si abitua a considerare pezzi di Paese come periferici e da lasciare al loro destino: malasanità, corruzione, criminalità come elementi propri di quelle terre. Ma non è così. La domanda è: a chi spetta dimostrarlo?
Non seguo praticamente per nulla il calcio che, in realtà, mi sta anche un po’ sulle scatole per il vortice di soldi e spettacolo che lo circonda. Mi ha, però, colpito come a un giocatore nero di Brescia, Mario Balotelli, vengano continuamente rivolti simpatici cori negli stadi, del tipo “non esistono negri italiani” e altre amenità del genere. E le partite vanno avanti come nulla fosse, senza sospenderle. Sentivo oggi alla radio che se si fermassero le partite ogni volta che cori razzisti partono dalle curve, si giocherebbe sempre a porte chiuse. E allora?

Il diverso fa paura. E se il diverso è bravo e di successo, e magari anche un po’ antipatico, come Mario, diventa insopportabile. Poco da discutere, si tratta di dare un esempio chiaro, limpido. Mettere Balotelli in Nazionale come risposta? E perchè no? Ma fermiamo le partite al primo accenno di cori demenziali. E non basta, tuttavia. Si deve partire dall’inizio, frenare la paura irrazionale, capire e ragionare a partire dai ragazzi, che sono i più sensibili, nel bene e nel male, ai messaggi che vengono veicolati nel panorama dei mezzi di comunicazione, come la famigerata operazione White Christmas del Comune di Coccaglio (BS). Negri, froci o ebrei fa poca differenza.
Ne parlava in televisione stasera Gian Antonio Stella a proposito del suo ultimo libro, “Negri, froci, giudei &co. L’eterna guerra contro l’altro”, buttando là una semplice verità: l’Italia è una Paese razzista, né più né meno di tanti altri. Lo siamo stati in passato, sia in Africa sia quando solo 20 professori universitari dichiararono di non voler giurare fedeltà al fascismo. Non c’è da stupirsi, quindi, ma c’è molto da fare. Balotelli non è il primo sportivo italiano che non è proprio bianco, ne fa una bella storia Mauro Valeri in “Black italians“. Basta ricordare che Balotelli non è abbronzato. E’ proprio nero.









































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