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Devo essere sincero: se dovessi dire che sono pienamente felice e soddisfatto per il prossimo Governo Monti, direi una bugia. E la direi perché, sia pure in parte, la costituzione di questo esecutivo di novembre ha – anche – la paternità della superna dimensione economico-finanziaria, che mi preoccupa assai. Sia chiaro, innegabili le responsabilità del Governo uscente ed evidente il peso della crisi di fiducia che alcuni coloriti atteggiamenti hanno contribuito a scatenare a livello internazionale. Tuttavia, questa cosa mi lascia un retrogusto amaro. Ci piaccia o meno, siamo in emergenza e sottoscrivo le riflessioni del Nichilista. E, di converso, ripesco dalle ormai lontanissime memorie dei miei studi di diritto costituzionale e penso che quel costituzionalista insigne ci avesse visto giusto a indicare come il Presidente della Repubblica, in caso di crisi del sistema, si erga a supremo reggitore dello Stato. Così, tanto per.

Come volevasi immaginare, le dimissioni annunciate e traslate di circa un mese non hanno convinto i famosi mercati. Qui non si tratta più di un elemento che ha a che fare con la razionalità, evidentemente: manca la fiducia nell’uomo e, a cascata, nell’Italia. Spread e titoli alle stelle, il Presidente della Repubblica è preoccupato, e prende in mano il timone della crisi. Le persone comuni non ci capiscono più nulla. Non c’è molto da tergiversare qua e non mi pare abbia senso parlare di “gesto di responsabilità apprezzabile, anche se potrebbe inserire un margine di ambiguità temporale, dirimente per un Paese esposto da mesi alla speculazione finanziaria”. Ma va? Il problema è proprio il fatto che siamo sovraesposti e il “margine di ambiguità temporale” è l’ennesima fuffa à l’italienne. E il solito, tagliente, Laurenzi fotografa appieno il momento.

Maggioranza a 308. E adesso? Personalmente trovo queste fasi estremamente interessanti, perché si ripercorrono tutte quelle dinamiche fatte di regole e prassi raccontate nei manuali di diritto costituzionale. Temo, però, che gli Italiani pensino ad altro e occorre anche fare lo sforzo di guardare avanti, in prospettiva, pur sperando in un governo di decantazione e di risalita. Non sarà sfuggito come più di uno è andato ripetendo nelle ultime ore come sia stato “doloroso” il distacco di alcuni deputati del PdL, “Amici” che non hanno votato per il Governo, cosa impensabile perché legati da “rapporti di vicinanza e di amicizia col Presidente del Consiglio”, con Lui proprio. “Gabriella, come hai potuto tradire?” ha urlato una deputata alla ex pasionaria berlusconiana. Allora, per riprendere l’elenco che ha fatto Bracconi sulle cose da inserire in un programma minimo di un nuovo, futuro scenario politico (no all’utilizzo del termine traditori, di dito medio alzato e di avances da panzuto cummenda anni ’60), aggiungiamoci anche qualcosa d’altro. E cioè basta con la pretesa di fare della politica quella che non è: sarei oltremodo lieto di non sentire più parlare di partiti dell’amore, di contratti con gli italiani, di “ghe pensi mi”. Basta, cioè, di utilizzare e spendere categorie che politiche non sono per darla a bere agli Italiani.

Sono passate poche ore dal passaggio critico della maggioranza di Governo in Parlamento, e già non ne posso più di sentire i dibattiti televisivi. E penso che non sarà oggi, né domani e neanche dopodomani ma, foss’anche per motivazioni puramente anagrafiche, la fase che ha visto protagonista l’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri è alla fase terminale. Non alla fine, perchè varie opzioni ora si aprono, e non vorrei essere nei panni del Capo dello Stato che deve sbrogliare un groviglio assai complicato. E’ una fase complicata, a rischio per l’economia e per le famiglie, la cui tenuta sociale è a durissima prova. Eppure una delle cose da fare è quella di iniziare a ragionare – lo ridico: ragionare – per il dopo, quando si dovrà tirare fuori l’Italia da una crisi profonda, che non è solo economica. Basterà restituire alla politica quella dignità “austera” che sono convinto le sia propria? No. E’, tuttavia, un inizio, che andrà arricchito da altre cose importanti, come la riforma della legge elettorale. E ragionare, da che mondo e mondo, non ha mai fatto male. Ho davvero voglia di un’Italia normale, anche un poco grigia e barbosa, come dice oggi Gramellini. Si gestisca e si viva un passaggio ad una fase come cittadini attivi e consapevoli, non come Claretta.
Dal Colle più alto è arrivata ieri una notarella solo apparentemente paludata: “Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dinanzi all’ulteriore aggravarsi della posizione italiana nei mercati finanziari, e alla luce dei molteplici contatti stabiliti nel corso della giornata, considera ormai improrogabile l’assunzione di decisioni efficaci nell’ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee. Il Presidente del Consiglio gli ha confermato il proprio intendimento di procedere in tal senso. Dal canto loro, diversi rappresentanti dei gruppi di opposizione gli hanno manifestato la disponibilità a prendersi le responsabilità necessarie in rapporto all’aggravarsi della crisi. Nell’attuale, così critico momento il paese può contare su un ampio arco di forze sociali e politiche consapevoli della necessità di una nuova prospettiva di larga condivisione delle scelte che l’Europa, l’opinione internazionale e gli operatori economici e finanziari si attendono con urgenza dall’Italia. Il Capo dello Stato ritiene suo dovere verificare le condizioni per il concretizzarsi di tale prospettiva“.

Se non è un preavviso di licenziamento questo…








































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