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Parla La Russa 2 e fa l’ennesimo sproloquio sulla malattia gay. Dopo i tanti exploit degli ultimi anni da parte di politici vari, merita un ex aequo con il finora inarrivabile Mimmuzzo. E poi uno pensa: ma farsi i fatti propri e astenersi dall’elargire pillole di saggezza da bar, no? Perché magari – e dico magari – a forza di sparare addosso a chi non è esattamente come te qualcuno potrebbe pensare che questi/e “diversi/e” stonano con l’ambiente e vanno dunque, seppur cortesemente, accompagnati alla porta. E magari – sempre magari – ci pensino uno zinzinino anche i giornalisti (e i giornali) che danno grande spazio ai retti Soloni de noantri.

Si sa che le pagine de Il Giornale sono sempre ad effetto. E tuttavia sono riusciti a stupirmi stamane, quando ho letto il titolo a caratteri cubitali che recitava: L’Europa è loro. HANNO VINTO I GAY. Capperi, ho pensato, sta a vedere che avevano ragione Elio e le Storie Tese nel denunciare che “c’è un cartello di ricchioni che ha deciso che l’anno scorso andava il rosso e quest’anno il blè”! Si mobilita addirittura un gigante come Vittorio Sgarbi, con un editoriale che esordisce con queste minacciose parole: “Che l’Europa cristiana imponga agli Stati membri attraverso un voto del Parlamento europeo, la sovversione di principi morali, avrebbe certamente turbato Benedetto Croce e Altiero Spinelli”. E’ la catastrofe! Mentre mi accingevo a far sparire le saponette dalle docce e a buttare in un secchio il mio libro sulle barzellette sui froci, provo a capire meglio.

E vedo che il Parlamento Europeo ha approvato alcuni testi su un accordo penale (mmhh…) tra Italia e Islanda, in materia di successione, e sulle statistiche europee. Mah! Poi vedo che c’è anche una strana Risoluzione  sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea (2011/2244 INI): pure la parità adesso? Ancora? Vabbè, arrivo a pagina 51 e dopo una interminabile e noiosissima sequela di considerato, devo sorbirmi un micidiale pippone sulla eguaglianza della donna, bla-bla, bla-bla, e ancora bla-bla. Faccio per mollare quando leggo poche sparute righe che recitano pressappoco così: il Parlamento “invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni civili e delle famiglie omosessuali a livello europeo tra i paesi in cui già vige una legislazione in materia, al fine di garantire un trattamento equo per quanto concerne il lavoro, la libera circolazione, l’imposizione fiscale e la previdenza sociale, la protezione dei redditi dei nuclei familiari e la tutela dei bambini” e “si rammarica dell’adozione da parte di alcuni Stati membri di definizioni restrittive di famiglia con lo scopo di negare la tutela giuridica alle coppie dello stesso sesso e ai loro figli”. Ahhhh, ma allora tutto questo bailamme per un invito e un rammarico? E poi ancora con questo trattamento equo del lavoro e dei bambini? Tranquilli, l’Europa siamo ancora noi. Noi maschi. Etero.

L’ennesima sparata omofobica di un parlamentare italiano. E che il parlamentare in questione sia ormai ridotto a motivo di sghignazzo generale non la rende meno grave, intollerabile, inaccettabile. C’è davvero da chiedersi come sia possibile che a colui che ha organizzato il convegno nazionale del suo movimento (diciamo così) invitando nazistoidi nostrani sia concessa ancora la dignità di un minimo spazio sui mezzi di comunicazione, anche se lo spazio in questione è Klauskondicio. In un bailamme incomprensibile di tecnocrati, massoni, democrazia malata e sodomia, ci si può deliziare con domande da provetto giornalista del tipo “Perché le lobby gay alzano la testa?”, “Cosa rischia il bambino in una coppia gay?” o “La coppia gay crea processo imitativo, vero?”. Il nostro Mimmuzzo, preso coraggio, piazza un bel “I figli dei gay potrebbero diventare omosessuali a loro volta”, chiudendo con la singolare tesi che il singolo senza famiglia è colpevole della spinta consumistica. Ma da quale brodo primordiale possono uscire fuori cose del genere? Non ne ho davvero idea, ma non mi stancherò mai di rileggere e riproporre uno degli articoli più belli della nostra Carta costituzionale, che è davvero una delle più avanzate al mondo: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (articolo 3, comma 1). E vale anche per Klaus e Mimmuzzo. Laurenzi, come al solito, mirabilmente sintetizza.

Aggiornamento e ciliegina sulla torta: l’On. Scilipoti, che seguivo su Twitter, mi ha or ora bloccato e d’ora in poi non potrò più ricevere suoi aggiornamenti. Che faccio, mi dispero?

«Non escludo affatto che, nell’improbabilissima eventualità che diventasse sindaco, de Magistris discriminerà sul piano dei servizi sociali le famiglie con figli favorendo femminielli, gay, trans riconosciuti attraverso ‘registri’ che ne legittimino le unioni». Ennesimo intervento sul tema dell’orientamento sessuale del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per la famiglia, al contrasto delle tossicodipendenze e al servizio civile, Carlo “Ikea” Giovanardi.

Il Senatore Giovanardi, coerentemente, non fa mistero delle proprie posizioni ultraconservatrici e, val la pena rimarcarlo, pienamente legittime seppur, al contempo, criticabili. Quello che stavolta credo debordi dalla legittima opinione personale e politica, con la quale sono in profondo disaccordo, è l’utilizzo peloso del termine “femmininiello”, a mò di dispregiativo di omosessuale, con ciò intendendo (ci dice il Devoto-Oli) un giovane travestito, spesso dedito alla prostituzione. Come dire frocetti, insomma. Un evidente utilizzo denigratorio che trovo francamente inaccettabile da un rappresentante del Governo della Repubblica, qualunque possa essere l’orientamento. Siamo davvero alla deriva su una zattera malconcia, ragazzi.

 

Sarà colpa mia, evidentemente. probabilmente me le vado a cercare tutte di buzzo buono, ma da un po’ di tempo mi sento uno zinzinino sotto osservazione. Sono romano, ma non è colpa mia, direbbe Brignano: e mi becco del porco. Ho votato in una certa direzione: e sono un coglione. Faccio il ministeriale: fannullone a prescindere. Però che faccio schifo, seppure leggermente, non me l’aveva detto ancora nessuno. A quando per darmi del frocione?

Ho perso il conto delle esternazioni omofobe offerte da esponenti della maggioranza di Governo, Presidente del Consiglio incluso. L’ultima, sulla azzeccata pubblicità dell’Ikea, a cura del Sottosegretario alla Famiglia, è addirittura grottesca. Per fortuna ci pensa Buttiglione a fare punti per l’opposizione, ancora una volta sparandola titanica: «Ci sono le famiglie tradizionali che fanno crescere i bambini e li educano. Questi quando sono grandi pagano tasse e contributi anche per le pensioni e l’assistenza sanitaria di quelli che i bambini non li hanno avuti, e che hanno avuto invece molti soldi in piu’ durante la vita. Senno’ da dove pensiamo che si prendano i soldi per pagare le pensioni ai gay?». Ecco, se lo ricordi il PD quando pensa all’alleanza con l’Uddiccì…

 

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) è Ente pubblico nazionale con il compito di svolgere, promuovere, diffondere, trasferire e valorizzare attività di ricerca nei principali settori di sviluppo delle conoscenze e delle loro applicazioni per lo sviluppo scientifico, tecnologico, economico e sociale del Paese (così recita l’art. 2, comma 1, del decreto legislativo n.127 del 4 giugno 2003). Ebbene, la cosa è stata trattata ampiamente da giornali e blog, dal 2004 è vice-presidente del Centro Roberto de Mattei, che da qualche tempo esterna su peccati, terremoti, gay e barbari: dice il Nostro, ad esempio, che non è legittimo dare forza giuridica alle tendenze sessuali, che il terremoto in Giappone deriva dal castigo divino e che l’Impero Romano è caduto a causa degli invertiti (sì, proprio così, invertiti). Banalizzo, ma il succo è questo.

Uno scampato al sisma ringrazia la benevolenza divina dell'Altissimo: bene, bravo, bis!

Sacrosanta la libertà di parola. Altrettanto sacrosanto il diritto di indignarsi per cose del genere, tanto che è partita una petizione per chiedere le dimissioni del professor de Mattei, alla quale ho aderito. Lui, naturalmente, non ci pensa proprio, ma ritengo questa sequela di dichiarazioni un fatto molto grave, e per due ordini di motivi. Il primo è che offendono tutti, non solo i morti del terremoto, o coloro che hanno orientamenti sessuali diversi dai suoi: dichiari ciò che vuole, ma sia pronto a prendersi tutte le critiche conseguenti. Il secondo è, a mio modo di vedere, ancora più serio: egli è vice-presidente di uno degli enti più importanti dello Stato italiano e, in quanto tale, rappresenta la Repubblica. Ruoli di questo tipo richiederebbero quanto meno prudenza e sobrietà, e sarebbe opportuno evitare sparate ad alzo zero. Addirittura, ricorda Odifreddi sul suo blog, de Mattei si fa cavaliere del creazionismo, che, ad occhio e croce, è una teoria che fa a cazzotti con la missione del CNR. Ma questo, evidentemente, è secondario.

Professore, glielo vada a dire lei ai senza tetto giapponesi (o aquilani, perché no) che “le grandi catastrofi sono spesso una benevola manifestazione della misericordia di Dio”. Dai, si levi la giacchetta e riparliamone.

Proprio in un momento come questo in cui le opinioni si radicalizzano, è compito delle persone responsabili ragionare, ragionare e ancora ragionare. E, soprattutto, imporre una brusca fermata al clima di lotta permanente che il Presidente Napolitano, purtroppo inutilmente, auspica . Massimo rispetto per tutti, dunque. Ecco perché mi inqueta non poco il tono dei deliranti sms che arrivano su Spazio Azzurro, la bacheca elettronica del sito del PDL, segnalata da Il Nichilista (grazie). E  t-r-a-s-e-c-o-l-o nel leggere, fra i tanti, questo messaggio: «”Contro di me il metodo Boffo” Vendola e la pubblicazione sul Giornale di una sua foto nudo -Vendola conferma di essere pedofilo come Boffo. Nulla di cui stupirsi». Opinioni politiche, dirà qualcuno. Parole in libertà, dirà qualcun altro.  Pensierini da troglodita, direi io.

 

I venti minuti di tragitto che impiego in moto da casa al lavoro e viceversa sono una buona occasione per farmi una solida cultura in termini di manifesti pubblicitari, di cui Roma vergognosamente abbonda ovunque, come testimoniano da anni quei testardi di Cartellopoli, il cui sito è stato inspiegabilmente oscurato. I manifesti elettorali e di politica sono, tuttavia, i migliori, un po’ perché sfacciatamente inutili (ma chi cambia idea leggendo un manifesto?!?), sia perché pieni di strafalcioni: ricordo il fantastico “Marazzo” con un bel ”da’ ragione” che ha fatto epoca. Insomma, non ci si annoia mai. I manifesti più curiosi, però, sono quelli dei partitini misconosciuti e dalle dubbie origini, che proprio a Roma vivacchiano. Il primo è il celeberrimo Popolo di Roma, formato da simpaticoni nostalgici dell’Impero che, nel programma gridano (giuro!): «ROMANO, svegliati e sorgi! Il suolo che oggi calpesti è sacro: dove esistevano paludi e barbarie, i nostri Padri hanno fissato per sempre Civiltà, Ordine, Legge, Prosperità, Giustizia e Bellezza! ROMANO,  questa Grandezza è in te! E’ la tua IDENTITA’. Rilanciala verso il Futuro: TU solo puoi farlo! ROMANO, segui l’esempio, diventa esempio!». Sono quelli del meraviglioso “Taci padano” rivolto all’alleato Bossi, insomma.

Non sono da meno quelli del Popolo della Vita (sì, un altro popolo) che, zitti zitti, ogni tanto se ne escono con manifesti da incorniciare. L’anno scorso, con apprezzabile citazione cinefila de “Il pianeta delle scimmie” (quello con Charlton Heston, non la patacca di Tim Burton), se la prendevano con i gay, equiparati a scimmie, anche se il protavoce  del movimento, Diego Righini (allo stesso tempo portavoce di Gianni Giacomini, presidente in quota Pdl del XX municipio) negava decisamente. Oggi, più morbidamente, augurano ai romani un 2011 senza corruzione, sostenendo che «Possono comprare (ma chi?) i deputati, ma no i nostri valori». Sono più tranquillo. Per chi voglia approfondire le tematiche dei PDVini, nel manifesto dei valori (quelli che non sono in vendita, per capirci) si sostiene che «pietra miliare è la convinzione che proprio nell’idea di Roma, manifestazione di un modus vivendi ordinato (sic!), riproponibile a Bisanzio come a Mosca, si possa dare vita ad una Europa che sia l’anima solidale dei cento popoli che la compongono, indipendente dalle logiche della globalizzazione ed unico vero argine al fondamentalismo». Contenti loro…

Prima ci scherza su a L’Aquila con gli operai impegnati nella ricostruzione dopo il sisma. Poi, a ruota di Rocky Buttiglione che insiste sull’oggettivo sbaglio morale di chi è gay dopo la magra figura qualche anno fa in sede europea, e dopo una bestemmiuccia qua e là, nel mezzo dell’ennesimo tourbillon tettomediatico, gli riscappa la battutina: «Meglio guardare le belle ragazze che essere gay». Non credo sia davvero più possibile fare spallucce, per alcuni ordini di motivi. Il primo, per l’eco che questo genere di battute, storielle (su donne, gay ed ebrei) e avventurette hanno in giro per il mondo, che danneggiano il Paese, la sua immagine e la sua credibilità: a chi riveste un ruolo pubblico si chiede, sempre e comunque, un certo livello di sobrietà e di rispetto per  tutti i cittadini. In secondo luogo, quello che è avvenuto nella Questura di Milano solleva più di una perplessità. Tutti sono eguali di fronte alla legge, anche gli extracomunitari minori che si trovano in una qualche avversa situazione. Che il Presidente del Consiglio dei Ministri telefoni in Questura per suggerire cosa fare relativamente ad una minore che conosce (come e perchè, stendiamo un sudario) suona male, sempre e comunque. Non ci piove.

E poi, incredibile che lo si debba ridire, basta con queste insopportabili vanterie viril-attempatelle! Facciamola finita con questo cameratismo stucchevole. Ha ragione Vendola: è patetico. Qualcuno ne tragga le conseguenze. Io personalmente rifiuto con tutte le mie forze questo modo di fare: si facciano i festini che si vuol fare, poco mi interessa, ma non mescoliamo il pubblico col privato. Ma chi mi fa davvero pena sono le povere veline che girano attorno alle ville e alle residenze del Presidente del Consiglio dei Ministri, dirottate da discoteche e concorsi di bellezza da Lele Mora (noto fascista) e da Emilio Fede. Sono loro, col cervello nelle tette, le schiave di un modello imperante di quale ruolo deve avere la donna nella società dell’apparire e della fauna del sottobosco tipo Italia Uno. Sempre meglio che froci, naturalmente: perchè ricorda oggi Michele Serra che coloro che hanno riso di gusto alla battutella ce li ritroviamo in ufficio, al cinema, sul pianerottolo. E sarà dura.

Una dichiarazione sconcertante quella del Sottosegretario alle Politiche per la Famiglia Giovanardi. Io, francamente, mi sono commosso nel vedere questo servizio de “Le Iene” a cura di Enrico Lucci.

Per questo. E per questo. E anche per questo. E, infine, per questo. Mi dispiace di questo, tuttavia.

Altro giro, altra corsa. La vicenda del consigliere provinciale Zaccai ha fatto il giro dei tg, dei giornali e dei blog, suscitando curiosità, ilarità, un bel po’ di morbosità e qualche interrogativo. Inevitabile il paragone con le foto di Sircana e  il caso Marrazzo che, come la notizia di questi giorni, sono stati conditi da dosi massicce di ipocrisia. In primo luogo quella degli interessati, i quali, legittimamente e come ciascuno/a di noi, possono dividere le lenzuola con chicchessia, purché adulto/a e consenziente, tenendo a mente, però, che occorrerebbe avere un minimo di coerenza, evitando di sbandierare il motto “Dio, Patria e Famiglia” e di distribuire crocefissi. O, perlomeno, prendere attivamente ed energicamente le distanze da dichiarazioni o media che non fanno della difesa della libertà e riservatezza della sfera sessuale la loro bandiera.

Più in generale non riusciamo, purtroppo, a scrollarci di dosso questo insopportabile perbenismo un po’ sessuofobo che appesta la nostra vita pubblica e privata. Il macho latino è un modello che, sotto sotto, coltiviamo con amore, le barzellette sui froci ci fanno sempre ridacchiare e, tendenzialmente, è sempre meglio metterci al riparo con lavoro, matrimonio e (almeno) un figlio, non si sa mai. L’unica osservazione che posso fare, relativamente a situazioni del genere, è quella che non ho il minimo interesse con chi gli Italiani (e i politici italiani) si aggroviglino, purché non mi si rivenda che non lo debbano fare altri in libertà. Per la coca, mi sembra una cosa da fessi ma, almeno, dopo non si vada in aula o ci si metta alla guida.

Certo, fa specie prendere atto che se si frequentano escort (sarebbero le mignotte, per chi non lo sapesse) tutto sommato la cosa rientra nelle inevitabili necessità del maschio; al contrario, se ci si accompagna con trans, l’ignominia è praticamente trasversale. Questa la trovo l’ipocrisia peggiore. Gran parte dei/delle transessuali si prostituiscono, per tanti motivi che attengono a scelte personali, a bisogno, a giri di coercizione e così via, ma anche perché trovare un lavoro non è una cosa facile. Avere le tette e il pene (o non averlo più) sembra un ostacolo fenomenale ad una normale vita di società. Ma perché?

Non seguo praticamente per nulla il calcio che, in realtà, mi sta anche un po’ sulle scatole per il vortice di soldi e spettacolo che lo circonda. Mi ha, però, colpito come a un giocatore nero di Brescia, Mario Balotelli, vengano continuamente rivolti simpatici cori negli stadi, del tipo “non esistono negri italiani” e altre amenità del genere. E le partite vanno avanti come nulla fosse, senza sospenderle. Sentivo oggi alla radio che se si fermassero le partite ogni volta che cori razzisti partono dalle curve, si giocherebbe sempre a porte chiuse. E allora?

Il diverso fa paura. E se il diverso è bravo e di successo, e magari anche un po’ antipatico, come Mario, diventa insopportabile. Poco da discutere, si tratta di dare un esempio chiaro, limpido. Mettere Balotelli in Nazionale come risposta? E perchè no? Ma fermiamo le partite al primo accenno di cori demenziali. E non basta, tuttavia. Si deve partire dall’inizio, frenare la paura irrazionale, capire e ragionare a partire dai ragazzi, che sono i più sensibili, nel bene e nel male, ai messaggi che vengono veicolati nel panorama dei mezzi di comunicazione, come la famigerata operazione White Christmas del Comune di Coccaglio (BS). Negri, froci o ebrei fa poca differenza.

Ne parlava in televisione stasera Gian Antonio Stella a proposito del suo ultimo libro, “Negri, froci, giudei &co. L’eterna guerra contro l’altro”, buttando là una semplice verità: l’Italia è una Paese razzista, né più né meno di tanti altri. Lo siamo stati in passato, sia in Africa sia quando solo 20 professori universitari dichiararono di non voler giurare fedeltà al fascismo. Non c’è da stupirsi, quindi, ma c’è molto da fare. Balotelli non è il primo sportivo italiano che non è proprio bianco, ne fa una bella storia Mauro Valeri in “Black italians“. Basta ricordare che Balotelli non è abbronzato. E’ proprio nero.

La stampa si è occupata delle polemiche sollevate dalla vicenda legata a Frédéric Mitterrand, ministro francese, e alle sue dichiarate relazioni con ragazzi più giovani raccontate nel libro “La mauvaise vie”, di qualche anno fa. Ora, posto che ognuno è libero di condurre la propria vita privata, anche sessuale, come meglio crede, purchè con adulti consenzienti, temo si stia facendo, come spesso accade, un po’ di confusione fra questioni assai diverse fra loro.

Vignetta-turismo-sessuale

Parlare di turismo sessuale, come viene comunemente definito, o pedofilia in questo caso mi sembra fuorviante. Il terribile  fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori, in Italia come nei paesi del Sud del mondo, è una vera e propia piaga delle società contemporanee, soprattutto di quelle più povere: ha risollevato il tema recentemente il Corriere della Sera, denunciando come queste pratiche odiose si allarghino a paesi come Cambogia, Nepal, Macao, oltre alle tradizionali terre del sud-est asiatico. ECPAT, l’Ong internazionale che lotta contro il fenomeno, ha da poco diffuso un rapporto sulle difficoltà di assicurare alla giustizia coloro che, per noia, per curiosità o per devianza, comprano la vita sessuale dei minori.

Ebbene, alla luce del dibattito che si è avuto sui media negli utlimi tempi, mi sembra ci muoviamo su piani diversi: una cosa sono le legittime e naturali tendenze sessuali di ciascuno di noi; altro è cercare sesso a pagamento con persone consenzienti (quale tipo di sfruttamento molto spesso sia dietro alla scelta di vendere il proprio corpo è questione ancora a parte); altro ancora è costringere un adulto o, addirittura, un minore, ad un rapporto sessuale. Questo, mi sembra, è il punto su cui impegnarsi sempre più e da tenere nettamente distinto, per evitare il rischio, nel frullatore mediatico, di non tenere alta la guardia.

Roma, Via Cavour, 8.9.2009, dopo gli attacchi omofobi dei giorni scorsi nei dintorni del Colosseo.

 Colosseo

In un clima di non grande entusiasmo per le elezioni del nuovo Parlamento, mi sembra centrale l’iniziativa promossa da Ilga Europe, la federazione europea delle associazioni lgtb (persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender): sono state avanzate 10 richieste ai candidati parlamentari tese a continuare il cammino dei diritti delle comunità non etero.

Lithuania_ILGA_Gay

Il decalogo proposto chiede l’impegno dei futuri parlamentari europei, fra le altre cose, per una direttiva europea contro tutte le discriminazioni e per porre fine alla gerarchia dei diritti. Punto qualificante, ovviamente, è quello relativo all’aumento del riconoscimento reciproco fra gli stati dell’Ue delle unioni e matrimoni fra persone dello stesso sesso.

Alla luce delle polemiche che stanno accompagnando il corteo del Gay Pride romano di quest’anno e delle piccole e grandi discriminazioni che molti cittadini europei vivono quotidianamente (immigrati inclusi), mi sembra un’iniziativa da sostenere e da seguire nel suo sviluppo nel nuovo Parlamento.

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