Sono franco, faccio parte di coloro che hanno accolto con favore il nuovo esecutivo a guida del Sen. Monti, di cui apprezzo, in primo luogo, la sobrietà, dote comune a quasi tutti i membri del Governo. E guardo con attenzione, magari circospetta, ma consapevole della situazione, ai propositi e agli atti concreti sul tappeto. Epperò questa storia della fine dell’illusione del posto fisso e dei mammoni mi stranisce. La Ministra dell’Interno, donna di enorme esperienza e di indubbie competenze, ha dichiarato in una intervista che “Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà”. La prima replica che mi viene spontanea è quella della curiosità di sapere chi mai pagherebbe un affitto per il giovane o la giovane neolaureata precari a nero in un’altra città. Opzione estero a parte, siamo tutti consapevoli che l’epoca del posto fisso appartiene a tempi passati, e persino chi il posto fisso ce l’ha nella pubblica amministrazione inizia a percepirlo. Ho allo stesso tempo l’impressione che questi pur giusti moniti vengano da chi proviene proprio da quei tempi passati e che forse difetta di un poco di comprensione per le reali difficoltà di chi, da precario, vuole uscire da casa di mamma ma non può, o di chi, uscitone, si trova a dover far fronte alle bollette a fine mese senza sapere dove sarà il mese seguente. Sfigati, monotoni e pure mammoni: insomma, tutto cambia e le regole dell’economia e del mercato globale sono sovrane, l’abbiamo capito, ma le scatole potranno ancora girarci, o no?