Io questo Lusi non l’avevo mai sentito nominare: never covered, I confess. La storia dei milioncini che il tesoriere della Margherita (sì, della Margherita, ora ci arrivo) si sarebbe intascato è arrivato a mò di siluro addosso alla politica e al PD in particolare e ammucchia legna al falò dell’antipolitica: parafrasi démodé ma efficace. Come si usa dire, la magistratura accerterà, ma lo stesso Lusi ha ammesso di avere sottratto fondi provenienti dai rimborsi elettorali della Margherita che, partito-zombie come tanti altri in Italia, è morto ma cammina ancora fra di noi. Ecco, il primo dato utile che ci viene offerto grazie alla storia in corso è che si ricorda agli Italiani che esistono ancora fu-partiti che prendono e gestiscono dei soldi pubblici. E li gestiscono in prorpio, senza averli fatti entrare nelle casse delle nuove formazioni politiche in cui sono confluiti o che hanno contribuito a formare. Strano? Beh, formalmente no, ma miliardi di anni luce lontano dal cittadino bibitaro (cit. pararutelliana).

Ancora. La vicenda è utile perché fa riflettere ancora una volta sul un elemento di sfondo, ovvero il sistema dei rimborsi elettorali in Italia. Ricorda Wil che se abbiamo sborsato 877 milioni nei 19 anni del “finanziamento pubblico” (1974-1993), siamo poi arrivati a 2 miliardi e 700 milioni in 18 anni di “rimborsi elettorali” (1994-2012), praticamente il triplo. Ora, finzione legislativa a parte, non sono affatto contrario ad un sostegno pubblico dei partiti: tuttavia, senza dimenticarsi che ci siamo pronunciati con un referendum, occorre intanto che lo si regoli con un po’ di buon senso. E’ ad esempio ammissibile che anche se una legislatura termina anticipatamente, i denari continuino ad essere “rimborsati” lo stesso? E in aggiunta a quelli della legislatura nuova? La domanda è, evidentemente, retorica. E poi, il punto dolente: ma chi controlla? Francamente credo alla totale estraneità di Rutelli, che si è difeso in televisione, ma è mai possibile che spariscano milioni in tutta tranquillità in un partito (seppur caro estinto) senza che nessuno se ne accorga e di fronte a dati evidenti ed inquietanti? Andatevi a leggere, sul punto, cosa riporta Piovono Rane sulle spese per il sito internet della Margherita.

D’accordo, si sa che nei partiti nessuno si prende la briga di perder troppo tempo sui numerilli, ed anzi magari saranno stati felici di lasciare tutto in mano all’ex scout. Ma la responsabilità politica del danno alla già fragile reputazione dei partiti è enorme ed investe, nel caso specifico, tutta la dirigenza del partito. Dirigenza (ex margheritina) che, come illustra bene Il Nichilista, non sta facendo una gran bella figura. Va da sé che la mera idea che una Bindi o un Parisi abbiano solo lontanamente provato ad intascarsi un centesimo è ridicola. E va da sé, egualmente, che è fuori questione la buona fede e serietà del Segretario del partito, che pure, correttamente, ha dovuto ricordare che il PD i bilanci li certifica e li mette su internet e che questa storia è altra cosa rispetto alla gestione che il Partito Democratico fa dei propri fondi. Ho notato, tuttavia, che molti militanti del partito hanno duramente criticato Luca Telese a causa di un suo pezzo un po’ urticante (diciamo la verità, la vignetta che accompagnava l’articolo era fuori luogo) sul caso Lusi, e lo comprendo. Non mi sembra però ragionevole non avvertire che un problema c’è e, se riguarda il PD, è anche e soprattutto di ordine generale: non ci servono facili assoluzioni o i soliti benaltrismi, ma partiti che siano effettivamente aperti a militanti, simpatizzanti e cittadini, oggi giustamente disorientati, e che facciano della trasparenza il loro tratto comune ed indefettibile.

L’unica strada è la selezione dal basso, senza dominio dei soliti capataz e – parlo per il PD ma vale per tutti – avere delle primarie vere, anche e sopratutto in vigenza di porcata. Primarie in cui i candidati alle assemblee del partito e a tutte le cariche elettive vengano a discutere nei circoli, si sottopongano al gradimento dei militanti e dei simpatizzanti e non vengano piazzati secondo il Cencelli imperituro. Se non si riparte da qua, non si risale al Lusi di turno: affonda Lusi ma rischia di affondare anche il Lusitania.