Stai sfogliando l'archivio mensile di febbraio 2012.

Una comunicazione chiara, diretta e trasparente è fondamentale per il rapporto fra cittadini e Istituzioni. Lo sanno bene al MIUR. Ma lo saprà anche il temerario addetto informatico della Presidenza del Consiglio dei Ministri? Quale sinistro messaggio si nasconde dietro “qrtq3t3“? [prontamente segnalato dal solito @fabiochiusi]

Ogni occasione è buona per chiedere a gran voce la chiusura del CNEL, organo di rilevanza costituzionale previsto dall’art. 99 della Carta e recentemente sottoposto a robuste sforbiciate. Organo inascoltato? Forse, ma se persino il suo Presidente, economista ed ex Forza Italia, ritiene di difendere gli sfigati e i bamboccioni, probabilmente la misura è colma. Anche per los indignados.

Il principio dell’accesso alla pubblica amministrazione tramite concorso vale ancora? Io credo di sì, e fortunatamente resta scolpito nella nostra Costituzione. Ci sono concorsi non limpidi o poco efficienti? Certamente, ma da qui a gettare alle ortiche un istituto che garantisce tutti i cittadini ce ne corre. Ecco perché, come Associazione degli ex allievi della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione abbiamo ritenuto di emettere un comunicato stampa relativo alla questione delle reggenze nelle Agenzie fiscali chiedendo di bloccare la promozione per legge a dirigente di centinaia di funzionari. Di bravi funzionari la nostra PA ne ha a bizzeffe, ma la parità di condizioni deve valere per tutti. E a vantaggio di tutti, i cittadini in primo luogo. A seguire il testo.

«Roma, 23 febbraio 2012 – Il Governo ripropone, dopo il decreto milleproroghe, il tentativo di promuovere a dirigenti, dal giorno alla notte, centinaia di funzionari nelle agenzie fiscali. Invece di reclutare dirigenti tramite le normali procedure concorsuali, la norma contenuta nel decreto fiscale in discussione alle Camere permetterebbe di effettuare una sanatoria che viola il principio costituzionale del concorso pubblico. ”L’associazione degli ex allievi della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione (SSPA) – dice il Presidente Alfredo Ferrante – intende porre l’accento su una situazione di grave anomalia che danneggia tutti coloro che hanno vinto un concorso e svilisce il principio del merito che deve informare tutta l’Amministrazione Pubblica, incluse le Agenzie Fiscali. Chiediamo quindi al Governo ed al Parlamento di non approvare una norma che offenderebbe tutta la dirigenza Italiana”. L’istituto della reggenza, previsto dai regolamenti di amministrazione di ogni Agenzia fiscale, trovava giustificazione nell’ esigenza temporanea di coprire posti dirigenziali in attesa dello svolgimento di concorsi per dirigente. Il TAR Lazio di recente ha affermato l’illegittimità di questi incarichi presso le Entrate, trattandosi di conferimento illegittimo che derogherebbe ai principi di legge e implicando conferimento di mansioni superiori al di fuori dei casi consentiti.»

Non so se avete seguito Sanremo 2012, ma questo è indubitabilmente stato il primo Social Festival, commentato minuto per minuto su Twitter. Preso in giro? Sicuramente. Celentano? Morandi gaffeur? Farfalline? Sì, tutto, ma seguitissimo. Con la Cucciari che ricorda Rosella Urru, la giovane cooperante rapita in Algeria, anche grazie al battage proprio su Twitter. Qui qualcuno dei messaggi mandati in ore di diretta. Twitter cambia l’approccio alle cose, altro che Facebook #soncose.

  • E’ sfinito, ricorda le cose di gioventù #gianni
  • Giampietro, resterei, ma mi aspettano. Girano i pitali. Ciao #nonnougo
  • Cazzo erano 5 ore che t’aspettava, a Gianni. Quanto je giraveno #nonnougobeghelli
  • Nonnougo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
  • E’ tardi. Ora passano con i pitali in platea #sanremo
  • Allora, vinca la migliore. Ma un secondo dopo scatti il bacio lesbo a tre #Giovanardi
  • Barbara #Cola: chi l’ha vista? ‘n artra gaffe
  • Il na-na-na-na era tutto #Masini, occhio!
  • Ma non possono fare ricantare il rapper con la riga da una parte? #sanreminem
  • @vitalbaa Sono terrorizzato dal post sanremo #chefaremo :-)
  • La voce c’è. Pure un sacco de denti #Emma
  • @triomedusa arranco
  • Certo che dopo uno sbomballamento di 5 gg liquidano tutto in 20 secondi #mah
  • Aridaje co’ #Hendrix
  • Ma ho realizzato ora che il motivetto di “Perché sanremo è Sanremo” non c’è più #peccato
  • Ma Richard #Benson lo fanno cantare ancora?
  • daje de #Cocoduda, va’
  • Crisantemi anche per Ivanka #umilegrazie
  • Ivanka fetish #bastaessebone
  • Scusa??????????? #luca&paolo
  • Ma gli osservatori dell’OSCE per il voto a #sanremo sono arrivati? #nunmefido
  • @VeltroniWalter senza contare il fatto che #sanremo non l’avevano mai coperto?
  • Devo riprendere fiato e capire come esprimere il mio voto. Ma le primarie quindi le hanno fatte? #sanremo
  • La riforma elettorale di Sanremo sara’ più complicata da fare di quella del parlamento #cutugnum
  • @Rocco_Papaleo attonito
  • Regolamento di Sanremo fatto da Alfano Bersani Casini , mi pare un ispano-alemano camorrista…ad occhio eh
  • Ma cacchio, neanche Gianni ha capito come funziona!
  • Questa modalità di votazione me pare ‘na strunzata #poveromichealjackson
  • ‘un ho capito un cazzo #sparecchiavo (cit.) voto a #sanremo
  • ‘azz 20 secondi?
  • Micheal Jackson si piazza bene
  • Dolcenera sesta #civediamoacasa
  • Ehhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh? voto chiarissimo
  • Classifica senza goldensciér #eccitescion
  • sanremoflauer con rosmarin #sanremo
  • Anche per gli zombie pecunia non olet #sanremowhat?
  • Gianni l’hai capito. Agli zombie de Sanremo non gliene sbatte ‘na mazza #fattenenaraggione
  • Me sa che la Signora Claudia ha fatto fori #nonnougo Beghelli #condominiosanremo @triomedusa
  • Finally one moment of real music #saintremo
  • Poro nonno #ugo
  • Pienggi
  • Cazzo, è Dash! #signoraclaudia. Ma #nonnougo Beghelli ‘ndo sta?
  • Telepromozione: #nonnougo Beghelli???
  • Adesso ride, poi je mena #gianni #geppy
  • E #sanremortacciloro non è TT
  • Daje, piagni e facce Tarzan!
  • Su Sky Cube Zero
  • Su #La7 fanno Alveare del Terrore
  • @Rocco_Papaleo ma dove capperi era durante l’omelia? #sanremo
  • Ora i fotografi aspettano Gianni fuori dal teatro e lo corcano
  • Ma che scarpe da nerd c’ha? Gianni, scappellottalo! #sanremo
  • Gianni, c’ha 15 anni, cazzo!
  • Gesù…. #casilloimbarazzato
  • Arriva il giovane che hanno preso per il culo prima #Casillo
  • Non c’è più Lentano!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! #sanremo
  • canone speciale #prisingulonettodacciughe
  • #Sanremo sta per finire. Domani twittare sarà un po’ più difficile. Per tutti
  • W Amici Cucciolotti
  • Cmq Celentano è in vestaglia #cattiverie
  • Adesso sbuca Pupo dal pianoforte #sanremo
  • Adesso baciatevi però #sanremopomicia
  • #sanremo Mizzica Celentano ma po’ di ironia no? Neanche don Mario t’ha ridato il sorriso. Dai pensa ai dané
  • Grida scomposte in platea. Hanno visto la luce #adriano
  • Pubblico Hasfidanken a #sanremo
  • In platea bestemmiano?
  • #estrapolescion
  • Mara, in verità ti dico, stasera sarai con me in Paradiso #sanremo
  • Gli stivaletti di c’è lentano sono meglio delle Camper #sanremo
  • #prisingulonettodacciughe il resto è Gianni #sanremo
  • Tutti in ginocchio. C’è lentano a #sanremo
  • ta ta ta ta ta #taccivostri
  • Little brands a #sanremo
  • A Zingaré, comincia a rivortatte! #sanremontalbano
  • @scristicchi No. C’è lentano adesso
  • Ecco la schedina! Ora e sempre #sanremortacciloro
  • Il supplizio goes on with Giletti. A Loré, grazie #sanremoratcciloro
  • Lorella incocainata
  • #sanrenga
  • @VeltroniWalter Un “ma anche” strepitoso. Grazie Uolter!
  • Si esce sconfitti a metà? #arisanremo che cazzata!
  • Che @unitaonline faccia sondaggi in diretta su #sanremo è ‘na novità #PDaSanremo
  • E aspetto #nonnougo Beghelli #sanremo
  • Eh sì, Ivanka la #foca la fa proprio bene #sanremortacciloro
  • 2nite I miss @Vendommerda a lot #saintremo
  • Hendrix rulez sulle scale a #sanremo
  • E dai! Marchetta a Ferragamo. Davvero #sanremortacciloro
  • Ah, ma Nanì è ‘na mignotta? #lhocapitosoloora
  • Voto #Zilli. Rectius, voterei se volessi spenne 1 euro #braccinoasanremo
  • Siparietti criptici. E col televoto non si scherza #sanremortacciloro
  • Ballando con le mezzeseghe #spotsanremo
  • Stavo per scrivere Coconuda spot coatto. Poi ho visto Ilary #sanremospot
  • Max: poraccio #sanremo
  • Dolcenera paracula #faber
  • Ma le tette della corista? #occupytette
  • Terrificante pippone #ENI
  • Attendo con malcelata impazienza #nonnougo Beghelli. Gianni, vai a trovarlo, cazzo! #sanremo
  • Richard Benson e Nino D’Angelo non sono male #canottiasanremo
  • Dai Lori, facci il moonwalking #canottiasanremo
  • ‘nu jeans e ‘nu canotto #sanremo
  • Duetto da estrema unzione. So’ sfiancati. Meno male che arriva Richard Benson #sanremortacciloro
  • La Zilli è proprio bona. Con tutto il gatto morto in testa #sanremomiao
  • Ora i fotografi sfanculano Gianni. Speriamo #sanremortacciloro
  • Gianni ha detto Ivakka. Giuro #sanremo
  • Su MTV ci sono i #solitiidioti
  • Gianni, al maestro lo dovevi slinguare, almeno #Sanremopomicia
  • A #Sanremo si pomicia etero
  • La schedina in mano in prime time prima di #Sanremo. Perfetto. Ma davvero #Sanremortacciloro
  • Mi preparo psicologicamente per #Sanremo, lo sforzo finale. Conto molto su @Vendommerda per la volata dell’ultima serata #sanremortacciloro
  • Vabbè, io ci riprovo a lanciare il TTT (Trending Trash Topic) per stasera #Sanremortacciloro

Come facevano notare su twitter (grazie @RobTallei) a proposito dell’ormai celeberrimo spot della SISAL (sì, quello del “lasciatemi sognare con la schedina in mano”), non stona un poco quell’invito a giocare il giusto dopo l’orgia di creduloni che sventolano le loro ricevute intonando una tamarra cutugnata? E, aggiungo: ma in un momento in cui chi è rimasto senza lavoro sta sulle gru e il volume di gioco in Italia cresce di 1/4 in un anno, spingere a giocare non sa di speculazione sulla pelle dei grulli? Per quel che mi riguarda, sottoscrivo quello che ha scritto Giovanna Cosenza.

Per la prima volta ho lasciato sullo scaffale la confezione di morbidi tovaglioli a doppio velo e ho buttato nel carrello un paccone di 150 tovaglioli monovelo. C’è grossa crisi.

Viene celebrato oggi il ventennale di Mani Pulite e, mentre si annuncia una serie televisiva firmata Sky, si fanno i bilanci, a dire la verità poco lusinghieri. Dice Ferratella sul Corriere che “dagli avvisi di garanzia che bastavano a far dimettere un ministro si è così via via scivolati alla «normalità» del fatto che chi patteggiò una pena in Mani Pulite amministri oggi il più grande gruppo industriale pubblico, chi subì condanna definitiva per finanziamento illecito sia il leader di un partito, e pregiudicati che nemmeno potrebbero essere ammessi al concorso per guidare un tram siedano invece in Parlamento”. Ecco, credo che il problema di fondo sia che gli Italiani hanno una strana concezione dell’onestà, una parola poco pronunciata, quasi temuta perché identificata con una antipatica rigidità che cozza col genio dell’Italiano, che si preferisce arrabattarsi e trovare la soluzione.

E’ mancata la rivolta morale, ha detto il Presidente della Corte dei Conti, Giampaolino, nell’inaugurare l’anno giudiziario alla presenza del Capo dello Stato, e ricordando che “illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese, le cui dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce”. E questo clima non lo generano certo i partiti, non da soli: gli danno una mano il furbetto col contrassegno per invalidi e chi non verifica, il dentista che non fa la fattura ed il paziente che si fa i conti in tasca, il doppiolavorista a nero e il datore di lavoro che ricatta, il candidato ad un concorso che si fa raccomandare ed il barone che lo segnala. E non la buttiamo solo sul costo monetario, che pure, mai come oggi,  pesa e si accompagna alla credibilità presso i nostri partner internazionali: il vero costo è la deriva di una società intera, che perde man mano la capacità di sentirsi comunità. La fatica di contrastare, nel proprio piccolo, uno sport nazionale è titanica, ma solo da ciascuno di noi può ripartire la fibra morale del Paese. Il rischio è l’abbandono di ogni regola, tranne una: ognun per sé.

Per il quarto anno consecutivo l’Associazione degli ex allievi della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione (SSPA) aderisce a “M’illumino di meno”, la campagna radiofonica sul risparmio energetico lanciata da Caterpillar, la trasmissione di Radio2RAI. L’impegno degli ex allievi, oggi dirigenti negli uffici di Ministeri e negli Enti pubblici su tutto il territorio nazionale, è quello di lasciar parcheggiati i propri mezzi privati nella giornata di venerdì 17 febbraio, e recarsi al lavoro con i mezzi pubblici o, per i più ardimentosi, in bici o a piedi: pur normalmente abituali frequentatori del mezzo pubblico, si farà un ulteriore passo verso la vivibilità delle città. Insomma, no auto blu, sì città verdi!

Qualche giorno fa ero stato contattato dalla redazione di una trasmissione televisiva per un breve intervento sul tema “fannulloni”. Poi, per una serie di circostanze, la cosa è saltata. Avevo però preparato una traccia che vi ripropongo qua.

Mi chiamo Alfredo Ferrante, ho 44 anni e dal 2002 sono dirigente dello Stato. Ho fatto una scelta precisa, quella di lavorare per la comunità, vincendo un concorso che mi è costato fatica, ritentandolo dopo essere stato escluso una prima volta, senza ricorrere agli “amici degli amici”. Come tanti sento sulla pelle le conseguenze di una crisi che tutti, indistintamente, subiamo senza poter far nulla. Ma ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace, perché mi dà la sensazione, anche nei momenti meno esaltanti (e ce ne sono!), di poter dare un contributo concreto al Paese, assieme ai miei colleghi. E so di avere l’ulteriore fortuna di avere – ancora – la sicurezza della stabilità. Insomma, faccio il mio lavoro facendo del mio meglio, con passione, imparando qualcosa tutti i giorni. Eppure la vulgata del fannullone, del nullafacente, del parassita perseguita me e tutti i miei circa 3 milioni e mezzo di colleghi. È come un virus che è penetrato in tutte le pieghe della società, facendosi strada fino ad arrivare a colpire persino i miei amici più vicini. Nel Paese del nero e dell’evasione, per chi le tasse le paga tutte a monte, la battuta sprezzante sul mangiapane a tradimento è un’amara compagna. C’è chi si gira i pollici? Certamente, perché negarlo? Di comportamenti censurabili ne ho visti in questi 10 anni di servizio in 3 amministrazioni diverse. Assenze palesemente ingiustificate, tempi biblici per una pratica, cartellini “intelligenti” che segnano presente chi è assente, il mantra del “non mi compete” che immancabile risuona negli uffici magari proprio nel momento in cui occorre dare il massimo. Ma ho visto e vedo, allo stesso tempo, tanta, tantissima professionalità, capacità e dedizione, a tutti i livelli. Siamo diversi, non c’è dubbio. Non lavoriamo per il profitto dell’azienda, perché lo Stato non è un’azienda, anche se deve rispettare criteri di economicità ed efficienza. Siamo stipendiati con denaro pubblico, grazie ai cittadini che pagano di tasca propria impiegati allo sportello, poliziotti, medici, infermieri, insegnanti, vigili del fuoco: donne e uomini che, con l’orgoglio di servire, anche in condizioni difficili, consentono a questo Paese di camminare e, chissà, anche di salvarsi. E sono proprio coloro che chiedono di essere valutati per quello che fanno, e che non hanno affatto in simpatia, ve lo assicuro, chi col proprio comportamento non fa altro che ammucchiare legna al falò del “tutti fannulloni”. E il contagio del virus si diffonde inesorabile, contribuendo a scatenare una lotta fra poveri: lavoratori del privato contro lavoratori del pubblico, e magari tutti contro i precari cui rimangono le briciole. La pubblica amministrazione è una cosa complicata, fatta di tanti pezzi e tante funzioni. È stata l’ossatura su cui spesso il Paese si è retto e sono convinto che anche su di lei l’Italia può contare per ripartire, investendo su di essa e misurandola davvero sugli atti e sui fatti.

Va bene che a forza di ripetere magari ci sentono, ma certo che se il Presidente del Consiglio dei Ministri nonché Ministro dell’Economia e delle Finanze ha sentito la necessità di mettere nero su bianco che le strutture che lui dirige non devono buttare i soldi dalla finestra e che è opportuno restitutire regalìe, non stiamo messi proprio bene.

Sono franco, faccio parte di coloro che hanno accolto con favore il nuovo esecutivo a guida del Sen. Monti, di cui apprezzo, in primo luogo, la sobrietà, dote comune a quasi tutti i membri del Governo. E guardo con attenzione, magari circospetta, ma consapevole della situazione, ai propositi e agli atti concreti sul tappeto. Epperò questa storia della fine dell’illusione del posto fisso e dei mammoni mi stranisce. La Ministra dell’Interno, donna di enorme esperienza e di indubbie competenze, ha dichiarato in una intervista che “Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà”. La prima replica che mi viene spontanea è quella della curiosità di sapere chi mai pagherebbe un affitto per il giovane o la giovane neolaureata precari a nero in un’altra città. Opzione estero a parte, siamo tutti consapevoli che l’epoca del posto fisso appartiene a tempi passati, e persino chi il posto fisso ce l’ha nella pubblica amministrazione inizia a percepirlo. Ho allo stesso tempo l’impressione che questi pur giusti moniti vengano da chi proviene proprio da quei tempi passati e che forse difetta di un poco di comprensione per le reali difficoltà di chi, da precario, vuole uscire da casa di mamma ma non può, o di chi, uscitone, si trova a dover far fronte alle bollette a fine mese senza sapere dove sarà il mese seguente. Sfigati, monotoni e pure mammoni: insomma, tutto cambia e le regole dell’economia e del mercato globale sono sovrane, l’abbiamo capito, ma le scatole potranno ancora girarci, o no?

Io questo Lusi non l’avevo mai sentito nominare: never covered, I confess. La storia dei milioncini che il tesoriere della Margherita (sì, della Margherita, ora ci arrivo) si sarebbe intascato è arrivato a mò di siluro addosso alla politica e al PD in particolare e ammucchia legna al falò dell’antipolitica: parafrasi démodé ma efficace. Come si usa dire, la magistratura accerterà, ma lo stesso Lusi ha ammesso di avere sottratto fondi provenienti dai rimborsi elettorali della Margherita che, partito-zombie come tanti altri in Italia, è morto ma cammina ancora fra di noi. Ecco, il primo dato utile che ci viene offerto grazie alla storia in corso è che si ricorda agli Italiani che esistono ancora fu-partiti che prendono e gestiscono dei soldi pubblici. E li gestiscono in prorpio, senza averli fatti entrare nelle casse delle nuove formazioni politiche in cui sono confluiti o che hanno contribuito a formare. Strano? Beh, formalmente no, ma miliardi di anni luce lontano dal cittadino bibitaro (cit. pararutelliana).

Ancora. La vicenda è utile perché fa riflettere ancora una volta sul un elemento di sfondo, ovvero il sistema dei rimborsi elettorali in Italia. Ricorda Wil che se abbiamo sborsato 877 milioni nei 19 anni del “finanziamento pubblico” (1974-1993), siamo poi arrivati a 2 miliardi e 700 milioni in 18 anni di “rimborsi elettorali” (1994-2012), praticamente il triplo. Ora, finzione legislativa a parte, non sono affatto contrario ad un sostegno pubblico dei partiti: tuttavia, senza dimenticarsi che ci siamo pronunciati con un referendum, occorre intanto che lo si regoli con un po’ di buon senso. E’ ad esempio ammissibile che anche se una legislatura termina anticipatamente, i denari continuino ad essere “rimborsati” lo stesso? E in aggiunta a quelli della legislatura nuova? La domanda è, evidentemente, retorica. E poi, il punto dolente: ma chi controlla? Francamente credo alla totale estraneità di Rutelli, che si è difeso in televisione, ma è mai possibile che spariscano milioni in tutta tranquillità in un partito (seppur caro estinto) senza che nessuno se ne accorga e di fronte a dati evidenti ed inquietanti? Andatevi a leggere, sul punto, cosa riporta Piovono Rane sulle spese per il sito internet della Margherita.

D’accordo, si sa che nei partiti nessuno si prende la briga di perder troppo tempo sui numerilli, ed anzi magari saranno stati felici di lasciare tutto in mano all’ex scout. Ma la responsabilità politica del danno alla già fragile reputazione dei partiti è enorme ed investe, nel caso specifico, tutta la dirigenza del partito. Dirigenza (ex margheritina) che, come illustra bene Il Nichilista, non sta facendo una gran bella figura. Va da sé che la mera idea che una Bindi o un Parisi abbiano solo lontanamente provato ad intascarsi un centesimo è ridicola. E va da sé, egualmente, che è fuori questione la buona fede e serietà del Segretario del partito, che pure, correttamente, ha dovuto ricordare che il PD i bilanci li certifica e li mette su internet e che questa storia è altra cosa rispetto alla gestione che il Partito Democratico fa dei propri fondi. Ho notato, tuttavia, che molti militanti del partito hanno duramente criticato Luca Telese a causa di un suo pezzo un po’ urticante (diciamo la verità, la vignetta che accompagnava l’articolo era fuori luogo) sul caso Lusi, e lo comprendo. Non mi sembra però ragionevole non avvertire che un problema c’è e, se riguarda il PD, è anche e soprattutto di ordine generale: non ci servono facili assoluzioni o i soliti benaltrismi, ma partiti che siano effettivamente aperti a militanti, simpatizzanti e cittadini, oggi giustamente disorientati, e che facciano della trasparenza il loro tratto comune ed indefettibile.

L’unica strada è la selezione dal basso, senza dominio dei soliti capataz e – parlo per il PD ma vale per tutti – avere delle primarie vere, anche e sopratutto in vigenza di porcata. Primarie in cui i candidati alle assemblee del partito e a tutte le cariche elettive vengano a discutere nei circoli, si sottopongano al gradimento dei militanti e dei simpatizzanti e non vengano piazzati secondo il Cencelli imperituro. Se non si riparte da qua, non si risale al Lusi di turno: affonda Lusi ma rischia di affondare anche il Lusitania.

Era apparsa proprio a pochi metri dal mio posto di lavoro e il Corriere la riporta oggi nella Cronaca di Roma: singolare la pubblicità con cui una impresa di onoranze funebri offre i propri servigi a rate a partire da 99 euro al mese. Cattivo gusto? Forse. Ma, a vedere le altre idee di marketing su loro sito (“Non correre oltre i limiti, non abbiamo fretta di vederti”), devo dire di preferire lo stile un po’ macabro di questi immaginifici imprenditori di cui tutti, prima o poi, abbiamo bisogno, alle tante pubblicità di auto fighette e culi di decerebrate che ci propinano. E faccio le corna.

A leggere le ultime notizie  e le dichiarazioni rilasciate da membri del Governo e dell’Agenzia delle Entrate sembra che si voglia fare sul serio nella lotta all’evasione fiscale e al nero in questo Paese. Bene, bravi, bis: sul serio. Ma a sentire le entusiastiche celebrazioni del nuovo spirito che pervade gli Italiani, magicamente folgorati dall’amore per la legalità, ci andrei molto piano.

Inserisci la tua e-mail

IL MIO CV

MY PROFILE ON LINKEDIN

SU LIQUIDA

SU E-BUZZING LABS

Wikio - Top dei blog - Politica

Aggiornamenti Twitter

NON SONO SU FACEBOOK

PER UNA CULTURA DELL’INTEGRITA’

PRESENTATORE REGISTRATO

UN SITO SERISSIMO

NO NUKE

NO IMPACT PROJECT

SSPA

ALLIEVI SSPA

INNOVATORI PA

NIENTE SCUSE

QUESTO SITO SOSTIENE SAVIANO

SLOW FOOD

VIVERE CON LENTEZZA

SONO UN FAN

TRANSPARENCY

SOSTENGO

CALENDARIO

febbraio: 2012
L M M G V S D
« gen   mar »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
272829  

STRUMENTI

USA SKYPE

NOTIZIE

Archivi

alfredo.ferrante@email.it

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.