Mi chiamo Alfredo Ferrante e sono un dirigente pubblico, proveniente dalla esperienza dei corsi-concorso della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione.

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Seguo con interesse alcuni fra i temi che fanno e hanno fatto parte della mia vita professionale e che reputo prioritari per tentare di assicurare equità, solidarietà e sostenibilità. Cito, ad esempio, le politiche e le iniziative in materia di responsabilità sociale delle imprese (CSR) e delle organizzazioni, con particolare riferimento al ruolo svolto dall’attore pubblico e ai sistemi di rendicontazione sociale; le questioni legate alla governance del sistema del Welfare e del valore aggiunto proprio del Terzo Settore e, in particolare, dell’associazionismo legato alle categorie più svantaggiate; la riforma del settore pubblico, infine, legata ad aspetti oggi imprescindibili per il corretto funzionamento delle pubbliche amministrazioni, come trasparenza, efficienza ed internazionalizzazione.

In queste pagine, che nascono naturalmente senza alcuno scopo di lucro e che muovono dal desiderio di approfondire tematiche che credo fondamentali nel quadro economico e sociale contemporaneo, troverete notizie, spunti e personali riflessioni sui quali saranno utili vostri commenti ed impressioni per provare a ragionare e discutere assieme. E’ auspicabile, infatti, cercare di capire se e come l’interlacciarsi di temi che investono le vite quotidiane di tutti noi possa portare allo sviluppo e al progresso del sistema sociale e di welfare italiano ed europeo ed ad una società compiutamente sostenibile.

Buona navigazione!

La notizia l’ho letta sui giornali, i dettagli me li sono cercati in rete, su Critical Mass e siti collegati. Eva è morta la notte del 28 ottobre a Roma, in Via dei Fori Imperiali, in pieno centro, al ritorno dal lavoro. Eva aveva 28 anni e si muoveva in bici, ed era in bici quando un taxi l’ha investita, ammazzandola. Eva era proprio bella, veniva dalla Repubblica Ceca.

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Serve altro per dimostrare a che livello le nostre città sono arrivate? Parcheggi a cielo aperto, autostrade per decerebrati che si lanciano a folle velocità e che considerano una sciocchezza il limite urbano dei 50 km orari. Una giungla quotidiana di follia, ore perdute al volante per fare pochi chilometri e un numero di morti sulle strade – delle città, soprattutto – impressionante, come ci racconta, ad esempio, l’Associazione familiari e vittime della strada. E perchè accade tutto questo?

Intanto perché la rete dei mezzi pubblici spesso fa ridere, e quella di Roma fa sbellicare. Poi perché da sempre siamo la nazione delle quattro ruote, dove avere una macchina, magari potente, è l’obiettivo di tanti, specie dei ragazzi e delle ragazze che sono bersagliati da messaggi a senso unico. E, dulcis in fundo, case automobilistiche che ci raccontanto quanto sia di tendenza viaggiare in macchine silenziose in paesaggi splendidi, il tutto nel silenzio di Autorità che potrebbero valutare se ci sia della irresponsabilità in questi messaggi. Quando va bene. Quando va male, pubblicità che andrebbero rimosse come questa, in bella vista nella mia città, di un vero e proprio mostro che si chiama Dodge Nitro Street Edition.

Chissà se a Eva piacevano questi bei macchinoni….

L’articolo 67 della nostra Costituzione recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Ciò significa che agli eletti viene garantita la massima libertà rispetto alle sollecitazioni provenienti dall’elettorato o dal loro stesso partito, e che sono liberi di impostare come meglio credono l’attività della legislatura. E’ il cosiddetto divieto di mandato imperativo che, aldilà di effettiva disciplina di partito, esclude qualsiasi contratto vincolante tra eletti ed elettori.

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E’ di questi giorni la decisione di Francesco Rutelli, noto esponente del PD, di lasciare il suo partito e di fondare una nuova formazione politica. Utilizzo questo caso, l’ultimo di molti nel corso della storia repubblicana, per porre una domanda. Gli elettori del PD che hanno votato nel 2008 nella circoscrizione Umbria, dove Rutelli era al primo posto, cosa pensano? Cosa dicono? La vicenda, corretta dal punto di vista costituzionale e, aggiungo, legittima dal punto di vista politico, non solleva qualche perplessità nel merito?

Credo che in casi simili – per Rutelli come per tutti coloro che si trovino in situazioni analoghe, a tutti i livelli istituzionali – debba valere la norma per cui ci si dimette. Se si viene eletti per un programma e in un partito e tale compartecipazione viene a cessare per abbandono, deve terminare anche il mandato elettivo. Questione di opportunità, naturalmente: bene fa il tal eletto a lavorare su prospettive politiche diverse, ma vorrei partiti che, aldilà delle prescrizioni costituzionali e di legge, ponessero il problema, almeno nei loro codici etici, ove presenti, se davvero si vuole lavorare per riavvicinare la politica alle vite normali di tutti i giorni.

Notizie non molto rassicuranti dall’ISTAT: nello studio sui redditi e i risparmi del secondo trimestre 2009, appena reso pubblico, pare che le famiglie taglino le spese e non riescano a risparmiare abbastanza. La rilevazione, che pure – avverte l’ISTAT – è di fatto provisoria e suscettibile di rivisitazioni, registra un calo del reddito lordo e della propensione al risparmio delle famiglie.

Mario Draghi, il Governatore della Banca d’Italia, proprio oggi sulla stampa esprime dei cauti timori sulla solidità della ripresa, mentre un sondaggio presso i manager italiani effettuato  in occasione della sesta edizione del World Business Forum mette in evidenza che si uscirà dalla crisi grazie allo spirito imprenditoriale italiano, unico al mondo nella sua capacità di innovazione e adattamento.

In tutto questo, devo confessare che, ancor oggi, poco ho compreso sui meccanismi profondi di una crisi epocale. Mi è chiaro, tuttavia, che la pagano i più deboli, chi è a reddito fisso e i pensionati, sballottati in un incomprensibile frullatore di sigle e cifre incomprensibili ai più. Due suggerimenti per i curiosi: il nuovo film di Micheal Moore, la cui anticipazione trovo spassosa, e, a beneficio dei più ansiosi di entrare nelle pieghe dei meccanismi della moderna economia, la spiegazione in video di Ascanio Celestini.

Il Centro di Servizi del Volontariato di Cuneo “Società Solidale” mi ha invitato alla presentazione del suo quarto bilancio sociale, riferito alle attività del 2008, che si è tenuta nella meravigliosa cornice della Chiesa del Gonfalone di Fossano, storico comune della zona. E devo dire da subito che sono rimasto stupito da una cosa: lunedì sera di metà ottobre, sala piena. Incredibile, davvero. Segno che l’area della bistrattata società civile muove ancora e sempre l’interesse delle persone, soprattutto nei territori.

 

Due cose mi sembrano interessanti. La prima, che anche un organismo come il Centro di Servizi senta l’esigenza di rendicontare in modo più completo ai suoi portatori di interessi di riferimento. Il tema della rendicontazione sociale o di sostenibilità è al centro della riflessione in materia di responsabilità sociale, ed è un bene che proprio il mondo del non profit operi nel senso di tutelare e arricchire il prorpio capitale reputazionale che, specie in Italia, è altissimo.

La seconda, che si ragioni, come è avvenuto nel corso del convegno, sulla tenuta del sistema volontariato in Italia. Associazioni di volontariato, Centri di Servizio, Fondazioni di origine bancaria, Comitati di Gestione regionali e attori pubblici, nazionali, regionali e locali, sono tutti parte di un reticolo complesso che deve essere sempre più capace di operare in modo sinergico, per favorire, in ultima analisi, quel ruolo di co-progetatore e co-gestore degli interventi sociali sui territori proprio dell’associazionismo nazionale. 

La stampa si è occupata delle polemiche sollevate dalla vicenda legata a Frédéric Mitterrand, ministro francese, e alle sue dichiarate relazioni con ragazzi più giovani raccontate nel libro “La mauvaise vie”, di qualche anno fa. Ora, posto che ognuno è libero di condurre la propria vita privata, anche sessuale, come meglio crede, purchè con adulti consenzienti, temo si stia facendo, come spesso accade, un po’ di confusione fra questioni assai diverse fra loro.

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Parlare di turismo sessuale, come viene comunemente definito, o pedofilia in questo caso mi sembra fuorviante. Il terribile  fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori, in Italia come nei paesi del Sud del mondo, è una vera e propia piaga delle società contemporanee, soprattutto di quelle più povere: ha risollevato il tema recentemente il Corriere della Sera, denunciando come queste pratiche odiose si allarghino a paesi come Cambogia, Nepal, Macao, oltre alle tradizionali terre del sud-est asiatico. ECPAT, l’Ong internazionale che lotta contro il fenomeno, ha da poco diffuso un rapporto sulle difficoltà di assicurare alla giustizia coloro che, per noia, per curiosità o per devianza, comprano la vita sessuale dei minori.

Ebbene, alla luce del dibattito che si è avuto sui media negli utlimi tempi, mi sembra ci muoviamo su piani diversi: una cosa sono le legittime e naturali tendenze sessuali di ciascuno di noi; altro è cercare sesso a pagamento con persone consenzienti (quale tipo di sfruttamento molto spesso sia dietro alla scelta di vendere il proprio corpo è questione ancora a parte); altro ancora è costringere un adulto o, addirittura, un minore, ad un rapporto sessuale. Questo, mi sembra, è il punto su cui impegnarsi sempre più e da tenere nettamente distinto, per evitare il rischio, nel frullatore mediatico, di non tenere alta la guardia.